Il paradosso del maschio alfa
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Atto 1, Scena 1: Un soggiorno elegante con mobili stravaganti. Il protagonista, Alfonso, si pavoneggia con un mantello da pavone e un cappello da cowboy.

Alfonso: (con voce tonante) Beh, guarda chi abbiamo qui! L’unico, l’inimitabile, l’incommensurabile… io stesso, Alfonso il Magnifico!

Camilla: (entrando, alzando un sopracciglio) E chi ti ha dato il permesso di indossare quella roba?

Alfonso: (sorridendo) Cara Camilla, i maschi alfa non hanno bisogno di permessi. Abbiamo il dovere di stupire il mondo con la nostra straordinaria presenza.

Atto 1, Scena 2: Alfonso tenta di aprire una bottiglia di champagne con una spada mentre Camilla guarda scettica.

Camilla: (rollando gli occhi) Davvero, Alfonso? Devi sempre fare tutto in modo così… teatrale?

Alfonso: (sbuffando) Gli uomini alfa non si accontentano mai del normale! Vogliamo l’eccellenza, l’eccezionalità, l’estremamente magnifico!

Camilla: (rollando gli occhi) Del resto siamo a teatro.

Alfonso: (sbuffando) Dov’è che siamo?!

Atto 2, Scena 1: Alfonso cerca di fare una dichiarazione romantica in ginocchio, ma il tappeto si sgretola sotto di lui.

Alfonso: Ti amo!

Camilla: (ride)

Alfonso: Mi vuoi sposare?

Camilla: (ridendo) Ecco, finalmente ti mostri vulnerabile.

Alfonso: (imbarazzato, cercando di rialzarsi) Questo non era previsto nel mio script.

Atto 2, Scena 2: Alfonso e Camilla cercano di cucinare insieme. Alfonso indossa un grembiule con l’immagine di un leone.

Camilla: (agitando una carota) Sai che il vero coraggio non sta nell’indossare un grembiule da leone, vero?

Alfonso: (agitando una zucchina) Ma certo! Sta nel mescolare gli ingredienti con grinta e passione!

Atto 3, Scena 1: Alfonso e Camilla si scontrano con il “Consiglio dei Cliché”

Capo del Consiglio: (con tono ufficiale) Siete accusati di sovvertire l’ordine naturale delle cose, violando regole non scritte.

Camilla: (alzando un sopracciglio) Regole non scritte? Come quelle che dicono che gli uomini devono essere dominanti e le donne sottomesse?

Alfonso: (pensieroso) Forse è il momento di riscrivere quelle regole, in modo che siano un po’ più sensate?

Atto 3, Scena 2: Alfonso e Camilla si rilassano insieme, senza maschere o grembiuli di alcun genere.

Camilla: Sai, mi piace di più questa versione autentica di te.

Alfonso: (sorriso sincero) Sì, forse è arrivato il momento di abbandonare le facciate e mostrarsi per quello che siamo davvero.

Finale: Alfonso e Camilla ballano goffamente in salotto, abbracciati.

In questa commedia dell’assurdo, Alfonso rappresenta l’archetipo del maschio alfa, ma attraverso situazioni paradossali e comiche, la trama mette in discussione gli stereotipi di genere e invita a abbracciare l’autenticità anziché i ruoli predefiniti.

Chi è il maschio alfa

L’idea del maschio alfa viene comunemente attribuita, nell’uso comune, al comportamento di un uomo (presumibilmente etero) che manifesta la tendenza a dominare i suoi simili, assumendo il ruolo di figura di riferimento. (Treccani) L’espressione viene determinata dall’uso che ne facciamo nella lingua, ovviamente, ma questo non significa che sia corretta e non dice nulla sulla sua effettività. Di fatto, esiste il forte sospetto che l’idea di maschio alfa sia pura pseudoscienza.

Il concetto di “maschio alfa” ha infatti avuto origine nello studio del comportamento degli animali, in particolare dei lupi, è stato introdotto da Rudolf Schenkel negli anni ’40 nel contesto di uno studio sui lupi. Tutto è iniziato nel 1947, quando Rudolph Schenkel scrisse un articolo intitolato “Studi sul comportamento dei lupi” (è possibile leggerlo integralmente cliccando qui). Questo è lo studio che ha dato origine all’ormai superato concetto di lupi alfa, e per estensione di “maschi alfa”, “uomini alfa” e così via. Quel concetto si basava sull’antica idea che i lupi lottassero all’interno del branco per ottenere il predominio e che il vincitore fosse il lupo ‘alfa‘, ma l’idea è stata successivamente smentita da studi successivi che denotano una realtà biologica molto più complessa. Nel frattempo moltissimi meme – senza contare chi davvero ha assimilato l’idea di maschio alfa e l’ha interizzata – si basano e si continuano a basare erroneamente sulla rappresentazione del lupo come personaggio umanizzato, addirittura come pari dell’essere umano, gonfiando di retorica affermazioni basate sulla mera logica vincitori-vinti.

“Alpha” suggerisce una pura competizione con gli altri e il fatto di diventare il capo vincendo una gara o una battaglia. Tuttavia, la maggior parte dei lupi che guidano i branchi raggiunge la propria posizione semplicemente accoppiandosi e producendo cuccioli, che poi diventano il loro branco. In altre parole, sono semplicemente riproduttori o genitori, ed è tutto ciò che li chiamiamo oggi, il “maschio riproduttore”, la “femmina riproduttrice”, o il “genitore maschio”, “genitore femmina” o “adulto maschio”, “adulto femmina”. Nei rari branchi che includono più di un animale riproduttore, il “riproduttore dominante” può essere chiamato in quel modo, e ogni figlia riproduttrice può essere chiamata “riproduttrice subordinata”. Il termine “alfa” è inoltre impreciso quando si tratta di descrivere la maggior parte dei capi branco di lupi, che diventano tali attraverso l’accoppiamento e la produzione di prole. Gli scienziati usano ora termini come maschio e femmina riproduttori o madre e padre lupo. Il termine “alfa” è appropriato nei branchi artificiali o in quelli con più riproduttori, ma questi casi sono rari in natura.

L’idea del “maschio alfa” è stata inizialmente applicata allo studio dei lupi, ma è diventata problematica quando è stata estesa agli esseri umani. La complessità delle dinamiche umane, la mancanza di una base biologica solida e l’importanza della cooperazione e delle relazioni rendono l’idea del “maschio alfa” inapplicabile agli esseri umani. La biologia e la psicologia umana sono molto più sfaccettate di quanto possa suggerire una semplice etichetta come “alfa”. Ci sono diverse ragioni scientifiche per cui l’idea di un “maschio alfa” non si applica in modo accurato agli esseri umani:

  1. Complessità delle dinamiche umane: Le dinamiche sociali umane sono incredibilmente complesse e influenzate da numerosi fattori, tra cui cultura, società, istruzione e psicologia individuale. Ridurre queste dinamiche a un concetto di “alfa” semplifica eccessivamente la realtà.
  2. Variabilità individuale: Gli esseri umani sono estremamente variabili nelle loro personalità, comportamenti e ruoli. Non è possibile definire un singolo “maschio alfa” in un contesto umano, poiché le persone possono avere abilità e caratteristiche diverse che li portano a svolgere ruoli diversi in diverse situazioni.
  3. Mancanza di base biologica: Nel caso dei lupi, l’idea di “alfa” era legata alle gerarchie di branco e ai comportamenti legati alla sopravvivenza. Tuttavia, per gli esseri umani, non esiste una base biologica chiara per il concetto di “maschio alfa” nel senso di una gerarchia sociale rigida e basata sulla dominanza.
  4. Cooperazione umana: La società umana è spesso basata sulla cooperazione, sulla condivisione di conoscenze e risorse. Questo contrasta con l’immagine del “maschio alfa” dominante che comanda senza collaborare. Nelle società umane, il successo spesso deriva dalla capacità di lavorare insieme e di negoziare, piuttosto che dalla dominanza.
  5. Ruolo delle donne e delle relazioni: L’idea di “maschio alfa” spesso trascura il ruolo delle donne e delle relazioni reciproche nelle dinamiche umane. Le relazioni interpersonali sono complesse e non possono essere ridotte a schemi rigidi di dominanza.

Peraltro le idee in questione sono state messe in discussione anche nell’ambito stesso: David Mech ad esempio ha condotto ricerche a lungo termine sui lupi nel Parco Nazionale di Isle Royale negli anni ’60 e ’70, e le sue scoperte hanno contribuito a sfatare alcune delle idee iniziali sulla gerarchia dei lupi. Nelle sue ricerche, Mech ha osservato che le dinamiche sociali dei lupi non seguono esattamente il modello rigido di “maschi alfa” e “beta” che era stato originariamente proposto da Schenkel.

È importante sottolineare che il concetto di “maschio alfa” è stato spesso semplificato e applicato in modo errato agli esseri umani, creando confusione e promuovendo idee pseudoscientifiche.

Nel contesto umano, l’idea del “maschio alfa” è stata spesso utilizzata in modo errato per giustificare teorie sulla gerarchia sociale e sul comportamento maschile. Questo concetto è stato spesso utilizzato per sostenere l’idea che gli uomini debbano essere dominanti, assertivi e aggressivi per essere considerati “veri uomini”. Tuttavia, molte ricerche nel campo della psicologia e della biologia umana hanno dimostrato che il comportamento umano è molto più complesso e influenzato da fattori culturali, sociali ed individuali. In sintesi, il concetto di “maschio alfa” ha origini nella biologia animale, ma è stato spesso semplificato ed applicato erroneamente agli esseri umani in modo pseudoscientifico. La nostra comprensione della biologia e del comportamento umano è molto più sfaccettata di quanto il concetto di “maschio alfa” suggerisca, e quindi è importante affrontare il tema con una visione critica e informata.

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