Non sarai sola: il folk horror di esordio di Goran Stolevski sulla condizione della donna

Scritto e diretto da Goran Stolevski, Non sarai sola è l’opera di esordio del regista di origine australiano-macedone, non nuovo ad esperienze cinematografiche fin dal 2007 come sceneggiatore. La sua conoscenza del folk horror è evidente, rimane la fonte di ispirazione primaria per questo You won’t be alone, Non sarai sola sul mercato italiano, in cui le ambientazioni sono quelle da folk horror modello The Vvitch (il film è ambientato nel XIX secolo in Macedonia), la narrazione è forse più semplice e lineare (per quanto molto simile), mentre il modello di fondo resta l’horror sulfureo, sinistro e quasi “vampirico” del film di Eggers.

Con qualche differenza stilistica rispetto a quest’ultimo, in effetti: la regia di Stolevski sembra un po’ più dispersiva su alcuni passaggi, tanto da far perdere il filo allo spettatore meno attento ai dettagli. Per quanto poi, a conti fatti, il film si regga perfettamente in piedi, a dispetto delle quasi due ore piene di proiezione, intento nel mostrare una storia che si dipana in più identità (le varie persone di cui la strega Nevena si è impossessata). Uno di quei film in cui, di fatto, distrarsi è un peccato mortale, mentre chiaramente non si tratta di un horror facilone o fine a se stesso, se servisse specificarlo.

L’oggetto della narrazione sono le streghe note nella tradizione come mangiatrici di lupi, donne che si cibano di altri animali e addirittura di uomini e che necessitano del loro sangue per sopravvivere. Alla base della narrazione vi sono una madre adottiva e una figlia, Maria e Nevena: la seconda è stata strappata dalla madre naturale della prima, che l’ha nascosta in una caverna per 16 anni per evitarle un contatto con la strega che sarebbe stato fatale. Nevena viene rapita dalla strega e costretta a vivere secondo i suoi dettami, finchè non si ribella e viene abbandonata, scoprendo di avere il potere di impadronirsi dei corpi delle persone che uccide (inizialmente in modo accidentale, sempre mediante contatto fisico o durante rapporti sessuali).

Nevena è una sorta di Izo in grado di viaggiare nello scorrere del tempo, vivendo in più corpi maschili e femminili, soddisfacendo ad esempio il desiderio di rivivere un’infanzia traumatica (è cresciuta da sola, dentro una grotta) mediante il corpo di una bambina tragicamente scomparsa, che la aiuterà a rivivere il desiderio di accudimento da parte degli adulti. Al tempo stesso, Nevena vive una condizione tragica, in quanto la società contadina dell’epoca è puramente patriarcale, e se in almeno una circostanza essere una strega le risparmia il dramma dello stupro in seguito diventa il suo stigma: qualsiasi donna impersonerà in futuro, sarà sempre perseguitata dall’assurdo giudizio del mondo maschile. Ed è così, vediamo in un intenso sotto-racconto, che nasce anche Maria, sua madre adottiva: una strega condannata ingiustamente al rogo che porta ancora i segni delle ustioni, e si materializza come presenza inquietante che si affaccia sulle vite della donna, sminuendo ferocemente la portata di ciò che fa (fino al finale liberatorio e, per un horror del genere, insolitamente carico di speranza).

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Non sarai sola è sicuramente un horror complesso e fuori media rispetto al genere, anche solo per la scelta di affidare la narrazione alla voce ipnotica e cantilenante della protagonista, la quale racconta le proprie vite in una vita di mezzo tra un saggio sulla condizione della donna e una seduta psicoanalitica (con le vite che rivive ogni volta nei vari personaggi, Nevena cerca un riscatto dai traumi precedenti). Al tempo stesso, Non sarai sola (che non meraviglia sia stato stroncato da parte del pubblico, per via del suo mood forse troppo basato su sottintesi) va visto a mio avviso come un “Izo al femminile”, dove la figura della strega è un emblema dei cambiamenti della società, visti come rivoluzione ed evoluzione psichica della donna: da oggetto di scambio e di trattativa tra famiglie a donna emancipata, quanto vista con sospetto (il rogo di Maria viene stabilito dopo un matrimonio combinato con un uomo in fin di vita che, per tradizione, mai avrebbero voluto morisse vergine; la donna si ammala a sua volta, e viene additata come strega per aver provato a trarre forza dal sangue del bestiame del villaggio. In una scena ancora più rapida e forse significativa, la donna non subisce più l’amplesso in modo passivo – come più volte le viene richiesto dalla tradizione arcaica del villaggio – ma lo gode, finalmente, appieno).

Più che un semplice folk horror, da cui eredita solo la forma, Non sarai sola è quasi un manifesto della condizione femminile, che apre virtualmente un dibattito che potrebbe durare molto a lungo. E la scelta del genere dell’orrore, ovviamente, come da tradizione degli horror classici (le streghe cannibali che sfruttano i corpi altrui per mascherarsi e reincarnarsi, come in Hellraiser), non poteva che essere più azzeccata.

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