Hellraiser: non ci sono limiti (C. Barker, 1987)

L’audace Frank, in viaggio in un paese esotico, eredita una misteriosa scatola con la quale è possibile evocare i Cenobiti, demoni che procurano piacere attraverso la sofferenza fisica (aghi, chiodi, uncini e via dicendo). Senza farsi pregare i quattro lo uccidono crudelmente: tempo dopo il fratello Larry si trasferisce con la famiglia nella casa dove è stato nascosto il cadavere del consanguineo. La situazione avrà presto un’evoluzione drammatica …

Clive Barker in “Hellraiser” è un Figo. So che potrebbe suonare stupido essere così banali al cospetto di un film del genere, ma è la sacrosanta verità. Soggetto e regia di grandissimo livello: in sostanza è una storia di vampiri rielaborata in chiave più moderna, con grande livello di splatter, buona tensione, un pizzico di sovrannaturale ed una storia ricca di colpi di scena. Unica pecca il finale, forse troppo prevedibile agli occhi dello spettatore smaliziato: un classico anni 80 comunque intramontabile.

Chi non ha visto Hellraiser oggi? Le generazioni di horrorofili dai 90 in poi farebbero bene a procurarsi questa chicca in DVD, diffusa fino a qualche tempo fa in una versione low-cost – già, come se si trattasse di un b-movie come tanti. Clive Barker, a differenza del collega Stephen King, è capace sia di scrivere pregevoli storie che di dirigerle in modo adeguato, costruendo una vera e propria trappola avvolgente per l’inerme spettatore. Qui si gioca sull’idea del dolore sublimato a strumento di piacere, un’idea forse neanche troppo originale ma decisamente sopra le righe: non un rehash da porno sadomaso come lo avrebbe fatto Jess Franco, intendiamoci, quanto una solida trama sulla quale si viene a costruire un film molto forte nei toni, anche se alcune cose sono già state viste altrove (la donna che seduce uomini per procurare vittime al mostro, ad esempio). Indimenticabili poi le figure dei Cenobiti, quattro demoni ognuno con precise caratteristiche, che daranno vita ad una vera e propria saga cinematografica. Uno dei film simbolo degli anni 80, nonchè uno degli horror più trasmessi (e di successo) sulle televisioni commerciali fino a qualche anno fa. Tantissime le scene di culto, troppe per citarle tutte: il non-morto che assorbe il sangue dal pavimento, il suo aspetto decomposto e le suggestive torture gore dei Supplizianti, più qualche altra chicca da scoprire da soli.

L’idea di un cubo utilizzato utilizzato come portale infernale – nel film apre l’ingresso a due mondi paralleli distinti, per la cronaca – si basa sulla leggenda urbana del Devil’s Toy Box.

Watch or die!