Oltre gli stereotipi, rinnovando l’immaginario


significato stereotipo

L’etimologia del termine “stereotipo” risale al XVIII secolo e deriva dal greco antico. È composto dalle parole “stereo” (στερεός), che significa “solido“, e “typos” (τύπος), che significa “impronta“. Insieme, il termine “stereotipo” indica una forma fissa e immutabile, un’immagine o un concetto che è solidamente impresso o fissato nella mente o nella società. Per estensione, indica una persona o un personaggio saldamente ancorato a comportamenti o gesti prefissati, legati a provincialismi o assunzioni preconcette.

Stereotipi nella cultura pop

Nella società contemporanea gli stereotipi hanno sempre esercitato una potente influenza sull’immaginario collettivo, e la cultura pop non ne è rimasta certamente esente: a pensarci, è stata proprio la cultura pop a produrre, suo malgrado e spesso per via di becere semplificazioni, gli stereotipi più dannosi. Questi stereotipi possono essere dannosi poiché riducono la complessità della realtà e perpetuano pregiudizi e discriminazioni. Basti pensare ad esempio a:

  1. Il genio informatico nerd: Questo stereotipo ritrae gli esperti di computer e tecnologia come persone poco attraenti, introversi e socialmente inetti. Un esempio classico di questo personaggio è “The Big Bang Theory” con il personaggio di Sheldon Cooper.
  2. La bionda svampita: Questo stereotipo dipinge le donne bionde come poco intelligenti, superficiali e disattente. Un esempio famoso è il personaggio di Elle Woods interpretato da Reese Witherspoon nel film “Legally Blonde”.
  3. Il gangster di origine italiana: Questo stereotipo ritrae gli italiani o persone di origine italiana come membri della mafia, violenti e coinvolti in attività criminali. Film come “Il Padrino” hanno contribuito a perpetuare questo stereotipo.
  4. L’aspirante diva viziata: Questo stereotipo riguarda spesso le donne giovani e attraenti che cercano di diventare famose a tutti i costi e sono disposte a comportarsi in modo egocentrico e manipolativo. Un esempio è il personaggio di Regina George in “Mean Girls”.
  5. Il genitore incapace: Questo stereotipo rappresenta spesso i padri come goffi e incapaci di prendersi cura dei loro figli, mentre le madri sono viste come figure protettive e premurose. Questa rappresentazione è comune in molti sitcom.
  6. L’asiatico “brillante”: Questo stereotipo ritrae le persone di origine asiatica come studiosi intelligenti, dotati di abilità matematiche e scientifiche eccezionali.
  7. Il cowboy virile e macho: Questo stereotipo rappresenta i cowboy come uomini duri, coraggiosi e privi di emozioni. È spesso associato ai film western classici.

Stereotipi nella commedia all’italiana

Non è stata da meno la commedia all’italiana, a ripensarci, che ha propinato stereotipi ancora più discriminatori, situazione aggravata dal fatto che quei film si rivolgevano ad un pubblico ancora più ampio di quello della cultura pop. Alcuni esempi possono essere:

  1. L’italiano “mammone”: Questo stereotipo rappresenta il giovane uomo italiano come un “mammone”, ovvero eccessivamente legato alla madre, dipendente economicamente e incapace di prendere decisioni autonome. Questo personaggio è spesso raffigurato come infantile e irresponsabile, concentrandosi sulla sua vita sociale e divertimento anziché sul lavoro o responsabilità.
  2. La “femme fatale“: Questo stereotipo riguarda una donna seducente e provocante, spesso vista come una donna algida (e in parte sinistra) che usa la sua bellezza per ottenere ciò che vuole dagli uomini.
  3. L’omosessuale effeminato: Questo stereotipo rappresenta gli uomini omosessuali come effeminati, esagerati nei modi e nei gesti, e spesso usati come oggetto di comicità per il loro comportamento “diverso” rispetto alla norma.
  4. Il meridionale ignorante: Questo stereotipo riguarda i personaggi meridionali rappresentati come ignoranti, superstiziosi e svogliati. Questo tipo di rappresentazione può essere visto come offensivo verso le persone del Sud Italia.
  5. L’immigrato straniero: Gli stereotipi sugli immigrati stranieri possono variare, ma spesso sono rappresentati come “stranieri” o “diversi” e possono essere oggetto di comicità basata sulle differenze culturali o linguistiche.

Molti degli stereotipi indicati sono comuni, incredibilmente, anche nell’immaginario del giornalismo generalista, nei media e nei dibattiti TV.

Superare gli stereotipi

Gli stereotipi sono armi potenti nelle mani del capitalismo, poiché plasmano il nostro immaginario collettivo e perpetuano il conformismo. Tuttavia, riconoscendo il loro impatto distruttivo e agendo per smantellarli, possiamo sperare di costruire una società più umana e inclusiva. Il cambiamento reale inizia quando ci liberiamo dalla gabbia degli stereotipi e abbracciamo la diversità e l’individualità di ognuno, per quanto sembri difficile farlo.

Ma come insegna certa psicoanalisi, del resto, il cambiamento inizia soltanto quando riusciamo a prefigurarlo, a collocarlo nel nostro immaginario, perchè senza fare questo ci sentiremo comunque orfani di qualcosa e non riusciremo a distaccarci dal preconcetto.

Fabbriche dell’immaginazione collettiva

Cosa che non succederà fincheè accettiamo che gli stereotipi siano le fabbriche del nostro immaginario, relegando luoghi comuni beceri a contesti light come pesanti.  Essi finiscono per plasmare la nostra percezione di gruppi di persone, basandosi spesso su generalizzazioni semplicistiche e pregiudizi radicati. Questi archetipi culturali ci dicono, lo ricordiamo, cosa significa essere un uomo o una donna, quali sono i ruoli “appropriati” delle diverse etnie, o quali sono gli interessi di chi appartiene a determinate classi sociali.

L’intricato legame tra stereotipi e capitalismo è evidente quando esaminiamo come la pubblicità sfrutti queste immagini per promuovere prodotti e stili di vita. Ad esempio, la figura dell’uomo di successo in giacca e cravatta, circondato da lussuose auto e orologi, è utilizzata per vendere l’idea che la ricchezza materiale sia l’obiettivo ultimo della nostra esistenza. Allo stesso modo, il ruolo tradizionale della donna come casalinga devota è spesso sfruttato per vendere prodotti per la casa e concetti di “femminilità” limitanti.

L’impatto nefasto degli stereotipi sulla nostra società è altresì evidente nel declino dell’individualità. Il capitalismo promuove la standardizzazione e l’omogeneizzazione delle persone per adattarsi ai modelli predefiniti. Ciò si traduce in individui che cercano di conformarsi agli stereotipi imposti, perdendo così la loro vera essenza.

Come ha sottolineato Mark Fisher, ad esempio, il capitalismo prospera e tende a diventare insostituibile nella mancanza di alternative immaginabili. Gli stereotipi, riducendo il nostro spazio di immaginazione, ci costringono a rimanere all’interno dei confini della norma.

Nella foto: Mark Fisher nell’immaginario cyberpunk di StarryAI. Mark Fisher (1968-2017) è stato un filosofo, scrittore e critico culturale britannico noto per le sue idee sul capitalismo tardivo, la cultura popolare, la depressione e la teoria critica. È stato un prolifico autore e influente pensatore contemporaneo che ha lasciato un’impronta significativa nel campo degli studi culturali e politici.

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