Plan 9 From Outer Space (E. Wood, 1955)

Film-brutto per eccellenza, diretto dal confusionario pasticcione Ed Wood: senza un soldo, senza uno straccio di supporto esterno, ridicolizzato per generazioni ma, nonostante tutto, con fantasia e gusto di osare (un po’ traballante, ma tant’è). “Plan 9” tratta di un’invasione aliena frammista ad elementi horror (morti viventi), in puro stile sci-fi anni 50, e riciclando vecchie riprese fatte con Bela Lugosi nella parte di un vampiro. Disponibile in lingua originale su archive.org per diritti d’autore decaduti.

In breve. Qualsiasi cinefilo, anche non orientato particolarmente sui b-movie, non può non conoscere Ed Wood ed i suoi UFO tenuti da un filo, gli attori che svengono senza motivo, la vampira invincibile che pero’ sussulta per i colpi di pistola a salve e la recitazione pietosa dell’intera opera. Oggi è stato eletto a oggetto di culto totale, e qualcuno l’ha addirittura rivalutato: misteri della fede.

Necessaria premessa: negli anni 50 fare un film a “basso costo” significava prendere una posizione contro un certo sistema che tendeva a finanziare soltanto un certo tipo di opere. Certamente, pur non trattandosi di un film rivoluzionario, lo spirito di Wood è più genuino di quanto lo possa essere quello di un qualsiasi regista underground oggi. La qualità del film, se ci fosse bisogno di scriverlo, è completamente estranea a questo tipo di premessa. “Plan 9 From Outer Space” parla di un’invasione aliena da parte di extraterrestri che si sono rotti le scatole della sciocca belligeranza umana, e che quindi realizzano un’invasione mediante zombi resuscitati per l’occasione: riusciranno i nostri eroi a fermarli? L’intera trama passa in secondo piano di fronte alle ingenuità ed agli errori commessi dal buon Wood: i tre poliziotti che non fanno una grinza nel vedere l’ispettore capo stecchito per terra, i due becchini inquadrati (di giorno) che vedono la vampira aliena (di notte) ed un’altra infinita serie di illogicità, non sequitur e comportamenti assurdi degli attori, tra cui la scena stra-cultistica del poliziotto che giocherella con l’arma (che dovrebbe essere carica) puntandosela sulla faccia senza che Wood dica un accidente. Buona la prima!

Del resto qualsiasi appassionato di horror fantascientifico, un genere molto di moda oggi ma certamente avanti per l’epoca, potrebbe dedicare un’ora ed un quarto della propria vita alla visione di questo film: ma giusto quando si sente un po’ influenzato, quando ha litigato con la consorte, quando gli è saltata la rimpatriata tra amici o quando la squadra del cuore perde. Insomma, quando non ha propria nulla di meglio da fare, o da vedere, c’è sempre “Plan 9” da riscoprire. C’è spazio anche per la nota dietrologia degli alieni nascosti dal governo, con quest’ultimo che nasconderebbe una tecnologia immane per l’epoca (un traduttore per tutte le lingue dell’universo) oppure le ben note astronavi “a forma di sigaro”: peccato che gli UFO di “Plan 9” abbiano tutto fuorchè quella forma, e che il “cervellone” abbia un funzionamento puramente utopico anche oggi. Stiamo parlando di un periodo in cui appare improbabile che gli ufologi fosse un movimento di appassionati diffuso a livello planetario, per cui siamo costretti a riconoscere la forza ed il coraggio, se vogliamo, dell’idea di base, senza che questo pero’ passi per un’ipocrita rivalutazione. Che oggi si tratti ancora del peggior film dell’universo conosciuto, ho dei fortissimi dubbi (come anche Visani e Pedrazzi nel bel libro “Illusioni Svelate“): basta dare uno sguardo anche a casa nostra negli anni 80, per rendersene conto. That’s all, folks: astenersi intellettuali della domenica e snobistici estimatori dei “bei film”.

“Piano 9… ah sì, è quello che prevede la resurrezione dei morti”