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La figlia di un ex reduce di guerra viene rapita da una banda inquietante e priva di scrupoli: il protagonista si prodigherà, a suo modo, per salvarla.

In breve. Film d’azione made in Italy privo di fronzoli, sostanzialmente valido e con una ottima ed accattivante caratterizzazione del protagonista.

È difficile descrivere coi consueti giri di parole questo action movie girato da Ludovico Di Martino, classe 1992, da quello che sappiamo diplomato nel 2016 al Centro Sperimentale di Cinematografia romano, e con l’attivo (stando a IMDB, e non alla voce Wikipedia tuttora in discussione / elaborazione) 8 film ad oggi.

La belva” è il suo ultimo lavoro, scritto assieme a Claudia De Angelis ed ispirato abbastanza palesemente alla tradizione action all’italiana: si strizza l’occhio ai classici del genere (soprattutto la saga di Callaghan interpretata a suo tempo da Clint Eastwood), si costruisce una trama che più semplice non si può (un ex militare a cui hanno la pessima idea di rapire la giovanissima figlia), e si parte. “La belva” colpisce nel segno e piace, anzitutto, per la sua linearità, compattezza narrativa e momenti di autentica tensione che sono costruiti al suo interno (tra cui un meraviglioso stallo alla messicana che renderebbe felice lo stesso Tarantino). Soprattutto, la figura di Riva è un anti-eroe più incompreso che altro, alle prese con la consueta polizia non troppo sveglia, e caratterizzato da un’etica persona che spesso travalica i confini della legge stessa.

Fin dall’inizio la figura del protagonista Leonida Riva, un veterano di guerra del quale vediamo progressivamente il passato in una serie di flashback lampo, unico sopravvissuto di una missione “iniziata male e finita peggio” (come suggerito nel film stesso), alle prese con turbe mentali e psicologiche che sembrano richiamare il più classico dei disturbi post-traumatici. Come sempre in questi casi, Riva è separato dalla moglie e vive con distacco la relazione uno dei figli (Mattia, in fase post-adolescenziale ribelle), riservando la totalità delle attenzioni verso l’innocenza della più piccola, Teresa.

Le turbe mentali del protagonista diventano così oggetto di primaria importanza nell’intreccio: il dramma di aver fallito e di sentirsi responsabile della strage di commilitoni, le pillole con cui si imbottisce ed un mood quasi perennemente malinconico e rabbioso, gli conferiscono una forza interiore che lo renderà in grado, da solo, di sgominare la banda di rapitori responsabile. Il film, per il resto, è totalmente da godere, e qualsiasi descrizione dettagliata ulteriore rischierebbe, alla lunga, solo di risultare riduttiva. Ovviamente considerate che si tratta di un film d’azione puro, in cui la trama è poco più di un orpello e si entra subito nel vivo, a partire dalla prima scena in cui Riva si sveglia molto presto e, come prima cosa, ingoia un paio di pillole.

Nel delineare la sua figura, ci si ispira anche a quella dell’evergreen Rambo, anche stavolta lotterà solo contro tutti, e le scene di azione – girate con una discreta dovizia e credibilità, senza renderlo in alcun modo un “supereroe” da fumetto: Riva è un essere umano a cui, peraltro, i medicinali forniscono una sorta di svantaggio, rallentandone in certe fasi i movimenti e rendendolo tutt’altro che infallibile (la partecipazione del pubblico, così facendo, aumenta), in definitiva più vulnerabile di quanto possa sembrare. Questo dettaglio rende la produzione piuttosto interessante ed originale, superiore al solito action caciarone come ci si potebbe aspettare dal Machete di turno, ispirata alla cinematografia di genere nostrana (che è anche, peraltro, quasi sempre radicata nelle città italiane: qui, singolarmente, si opta per una città senza nome), rinunciando pero’ al cinismo feroce tipico di quelle saghe, e optando per un finale felice, quasi tranquillizzante per il pubblico. Questa scelta è ovviamente rispettabile quanto di rottura rispetto alla storia del genere, almeno in Italia, a partire dai primi anni 70 (e dalla quantità industriale di film polizieschi nostrani che, il più delle volte, erano accusati di eccessivo cinismo quando non addirittura di giustizialismo).

Di fatto, nelle sale di oggi, credo che a buona parte del pubblico action piacciano i finali così, e se la cosa potrebbe meravigliare i fan di Callaghan o di Milano odia, di fatto, la critica deve fermarsi semplicemente a considerare questo fatto. Escono parecchi film di qualità come questi, ogni anno, divertiti (da parte di chi li fa) e divertenti (per chi sa cosa andrà a vedere): per una volta si tratta di un prodotto italiano e, di fatto, questa non può che essere un’ottima notizia.

La belva” è disponibile in streaming su Netflix.


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