Hemoglobin (P. Svatek, 1997)

Per la serie emozioni horror low-cost, Hemoglobin – noto anche come “Bleeders” – narra la storia della famiglia Van Damm, creduta estinta  da tempo ma che sta propagando la stirpe sotto forma di nanetti mutanti ed ermafroditi…In breve. Poco da raccontare su una delle perle horror-trash forse più note al grande pubblico. Gli spunti interessanti non mancano, ma il complesso regge poco o nulla e la storia annoia con facilità. Si ispira vagamente ad un’estetica vampiresca, e possiede una storia per usare un eufemismo poco credibile, con inquadrature degne di un amateur porn. Imperdibili le creaturine deformi con più di due buchi del naso: per veri intenditori di b-movie.

John Strauss soffre per via di una malattia nel sangue di natura sconosciuta: recatosi nell’isola dove è cresciuto scopre la sua reale discendenza, trovando che la sua famiglia vive sottoterra da secoli e possiede abitudini insane come necrofagia ed incesto. Di fatto, come avviene nelle tradizione dell’horror gotico e non solo, John vive delle allucinazioni durante i periodi di mancamento per via della malattia, che sono pero’ rese in modo piuttosto standard e senza provocare reali sobbalzi allo spettatore. L’estetica di Hemoglobin evoca quella di un film a basso costo della Asylum, ed in effetti il risultato finale – seppur mancando degli eccessi quasi cartooneschi che caratterizzano quella scia – non lascia granchè allo spettatore. A poco vale, in tal senso, la stessa presenza di un attore di livello quale Rutger Hauer (il medico dell’isola), che non riesce a far decollare un intreccio piuttosto zoppicante fin dall’inizio, e questo nonostante qualche momento oggettivamente più interessante di altri. Un peccato perchè la storia di Bleeders non era affatto male, ed il clima decadente che si instaura fin dall’inizio sarebbe dovuto decollare più intensamente, magari con la presenza di numerosi flashback e senza soffermarsi troppo sulle interpretazioni dei coniugi Strauss, non esattamente il top – come sarà facile immaginare. La seconda parte del film è leggermente migliore della prima, ma la media del tutto – contando qualità, sceneggiatura, ambientazione ed il resto – precipita paurosamente verso il basso. Per semplice curiosità uno sguardo potrebbe meritarlo, ma senza alcun genere di aspettativa seria.