Morte a 33 giri (C.M. Smith, 1986)

Primo film dell’americano Charles Martin Smith, si segnala come uno dei più famosi tribute-movie al genere heavy metal della storia del cinema. Condotto sulla falsariga di un qualsiasi altro horror anni 80 dell’epoca (perchè carico dei suoi stereotipi: bullismo nei college, violenza repressa, puritanesimo americano, isolamento dell’individuo), contiene una miriade di riferimenti che faranno il godimento di qualsiasi appassionato. A patto che lo stesso sia dotato di un minimo di sense of humour: e, se ci fosse bisogno di dirlo, è fornito di una fantastica colonna sonora (dei Fastway). La storia: Eddie “Ragman” Weinbauer è un giovanissimo appassionato di heavy metal, che subisce di continuo le angherie e gli scherzi da caserma dei suoi coetanei. Si trova a frequentare un unico fidato compagno ultra-nerd, ha un rapporto estremamente complicato con l’altro sesso e, come se non bastasse, una madre che non riesce proprio ad apprezzare la bellezza degli Anthrax e dei Megadeth.

Un bel (!) giorno la sua rockstar preferita (inventata a scopo filmico, ma vagamente simile a Ronnie James Dio) muore in un incendio, ed il caso sembra volere che l’ultimo disco dell’artista finisca esattamente nelle sue mani. Ascoltandolo, Ragman si rende conto che il vinile in questione possiede strani poteri, tra cui quello di indicargli (ovviamente ascoltandolo al contrario) come comportarsi per avere la meglio sui bulli che lo tormentano.

E’ vero che alcune scene sono fin troppo da B-movie (la cassetta che prima seduce e poi tenta di uccidere la fidanzata del bullo… vi prego!), è anche vero che il film “si lascia guardare” (banalità, lo so, che amo scrivere in questi casi) anche se magari non è degno di considerazioni social-filosofiche o di studi accademici. I più pignoli (o meno abituati, fate voi), peraltro, non disdegneranno alcune pacchianate di cui il film è ricchissimo. Del resto, non andateci neanche troppo per il sottile: già da 10 anni il cinema aveva proclamato la corazzata Potemkin “una cagata pazzesca”…
Problema di questo film: se lo fate vedere alla “donzelletta che vien dalla campagna” o al vostro amico appassionato di reggae o di motociclismo, è molto probabile che tenti di rincorrervi per chilometri brandendo una mazza da baseball. E tutto questo mentre pensa a voi che poco prima dicevate “ti faccio vedere un film troppo bello” lo farà infuriare ancora di più: in italiano corrente, significa che questo non è un film per tutti. E’ un film esclusivamente per metallari ed appassionati di orrore-brado che abbiano voglia di passare un’ora e mezza di divertimento. Non capire le allusioni e le auto-ironie (di cui il regista, nota bene, non abusa mai) significa perdere tre quarti del contenuto.

Il cameo di Ozzy Osbourne che interpreta ironicamente l’evangelista ultra-moralista è semplicemente da incorniciare: da segnalare che nella copertina del DVD compaiono lui assieme a Gene Simmons (che interpreta Nuke, il DJ della radio), quando invece hanno un ruolo assai marginale in tutto il film.

Sveglia, dormiglioni: bisogna fare festa!