Interstellar (C. Nolan, 2014)

In un futuro prossimo la Terra sta per diventare inabitabile: le risorse naturali sono in esaurimento, e delle violente tempeste di sabbia rendono la vita molto difficile agli esseri umani. In un mondo che da’ più peso all’agricoltura che all’ingegneria, il protagonista Cooper scopre qualcosa di insolito a casa propria assieme alla figlia Murphy…

In breve. Un film di fantascienza corposo e parzialmente indebolito dai suoi stessi presupposti: Nolan sembra interessato più a piacere al maggior numero di persone possibili che a rendere la storia realmente memorabile. Nonostante questo, ed alcuni dialoghi ed elementi discutibili, Interstellar è un buon film – dai tratti buonisti – degno di attenzione.

Non sorprende che l’ultimo film di Christopher Nolan, Interstellar, abbia diviso così nettamente il pubblico: in fondo, la sua più grande forza risiede nell’immenso potere espressivo di cui ha dotato, come già in altri casi, i suoi personaggi. Di contro, l’implausibilità scientifica di un lavoro annunciato come impeccabile da questo punto di vista – il soggetto si basa su un libro del fisico teorico Kip Stephen Thorne – rischia di abbattere senza pietà, a suon di martellate razionaliste, l’intero concept. Ma è giusto questo il problema di Interstellar? Mi fa sorridere chi lo ha criticato ferocemente, in effetti, anche se posso capirlo: a queste persone suggerisco comunque di dare uno sguardo allo stato attuale della fantascienza.

È penoso, sotto certi aspetti: scoprirete altri film, quelli sì, davvero discutibili sotto tutti i punti di vista, da piantagioni spaziali ad aliene che sposano umani e sbrigano faccende domestiche (e non sto scherzando). Questa manìa di umanizzare e rapportare in modo antropomorfo qualsiasi cosa compaia sullo schermo, di cui l’esempio più noto è la manìa di rappresentare gli alieni come umanoidi (grazie a Dan O’ Bannon e John Carpenter, tra gli altri, per aver definitivamente abbattuto quest’idea scellerata), non manca per certi versi in Interstellar, che così facendo prova più volte a strizzare l’occhio al pubblico. Ma, sia detto in suo favore, lo fa in modo sostanzialmente coinvolgente.

Riuscire a discuterne senza fare spoiler è, come è facile prevedere, praticamente impossibile: la storia è quella di una generazione di padri-figli che filtrano coi propri occhi il destino di un’intera umanità (dov’è la novità, in effetti?). Un po’ come se diventassero gli onnipresenti eroi di una saga fumettistica trasposta sullo schermo, i cui caratteri umani finiscono per mettere in ombra quelli di un’intera umanità: questa mania di protagonismo personalmente mi lascia un po’ interdetto. Paradossale, nonostante tutto, solo se si decide di restare scettici ad oltranza ed assumere un atteggiamento aprioristicamente distaccato. Ma potete sempre pensare di fare i simpatici coi vostri amici dicendo che Interstellar si incentra sulla singolarità gravitazionale (in modo freestyle, ovviamente) ed ha pure il coraggio di buttare nella mischia un bel tesseratto (che non è un militante di partito con scompensi grammaticali, bensì una forma di ipercubo).

La storia di Interstellar si sviluppa secondo linee piuttosto accattivanti: e questo soprattutto nella seconda parte del film, in cui l’isolamento di certi fattori (tra cui la constatazione della nostra nullità a confronto dello spazio-tempo) mettono da parte le tentazioni da “lacrime facili” (di cui Interstellar è cosparso) e le pretenziose romanticherie (evitabili quanto necessarie ad accattivarsi i favori delle masse) mescolate all’interno teorie scientifiche rigorose.

Sentire cose come “Amore! Il mio legame è quantificabile!” fa venire i brividi (in senso negativo), probabilmente, ma rende l’idea dei dialoghi: uno dei punti critici di debolezza della storia. Una via di mezzo, questi ultimi, tra le commedie più melense (ovviamente americane), i film TV più scontati ed alcuni inserti alla Chuck Norris in versione nerd (non saprei definire diversamente cose tipo gli astronauti che parlano di “probabilità del 50%” di sopravvivere giusto durante una feroce collutazione). Altre cose che ho trovato fastidiose, inoltre, sono legate alla versione “for dummies” di certi elementi: esempio eclatante, la legge di Murphy, che dall’ironico “se qualcosa può andar male, andrà male” diventa, in versione “volemosebbene“, tutto ciò che potrà accadere, accadrà (in originale è “Murphy’s law does’t mean that something bad will happen. What it means is that whatever can happen, will happen”).

Al di là di questioni che secondo alcuni sono di lana caprina, l’unico reale difetto di Interstellar è subito detto: andando oltre le analisi attente, scientifiche o barbose che siano, sulla plausibilità scientifica delle sue teorie (analisi che rischiano di risultare prive di significato visto che non si trattava di un documentario) risiede proprio nella “prepotenza” egocentrica dei suoi personaggi. I tipi umani di Nolan sono come sempre affascinanti, dalle mille facce e dai contorni umani, ma finiscono per mettere in ombra il destino stesso dell’umanità, presi come sono dalla voglia di apparire, commuovere ed emozionare ad ogni costo. Ed è così che la storia di una famiglia americana (of course) e del loro destino prende il sopravvento su tutto il resto, con la stessa grazia di un bullo di quartiere che impone l’attenzione su di sè con l’autoradio sparato al massimo volume su qualche pezzo di Elvis. Evitando questa, evitabilissima, forzatura family-centrica, sarebbe uscito fuori un film più bello, più memorabile e meno pretenzioso.

Resta comunque inutile dare dello pseudo-scientifico a Interstellar perchè significa, tra l’altro, ignorare deliberatamente la breve, ma efficace, frecciata alla pseudo-scienza che esso contiene. Per quanto sia rimasto più scettico che soddisfatto da questo nuovo, incredibile (in ogni senso) lavoro del regista di Memento e Inception, credo fermamente una cosa: andare a confutare il realismo di certi elementi è, in certa misura, come contestare a Dario Argento l’apparizione del pupazzo meccanico in Profondo Rosso. Va bene che i presupposti di questo film sono diversi e piuttosto “furbi” nel cercare di accaparrarsi i favori di chiunque, ma credo non abbia senso metterla su piano razionale. Significa voler trovare difetti per forza: Interstellar è un film originale, a suo modo emozionante (specie negli ultimi 30 minuti) ma, di sicuro, non esente da difetti. Ma credo riesca a centrare l’obiettivo risultando, in definitiva, un buon film di fantascienza che riesce a superare la media. Se non ci credete, date uno sguardo alla media di produzioni fantascientifiche di cui sopra degli ultimi anni, e fatevi due conti…

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