Sopravvissuto – The martian (R. Scott, 2015)

Abbandonato per errore sul pianeta Marte, l’astronauta Mark Watney cerca un modo per sopravvivere finchè qualcuno non andrà a riprenderlo …

In breve. Discreto film di Scott che crea tante aspettative, e che – a mio avviso – soddisfa solo in parte: se l’ambientazione e l’idea erano decisamente accattivanti, lo stesso non può dirsi dello sviluppo narrativo, un po’ (tanto) prevedibile.

Tratto da un romanzo di Andy Weir pubblicato inizialmente in forma gratuita (e poi su Amazon a 0.99 dollari), si basa anche su una reale consulenza fornita dalla NASA, che contribuisce notevolmente al realismo del film, senza rinunciare a sprazzi di palpabile tensione e a trovate più o meno accattivanti. Nonostante non si tratti di un cattivo film (e sarebbe secondo me ingiusto scrivere il contrario), “The martian” crea aspettative relative alle migliori pellicole del genere, ma non le rispetta del tutto (senza scomodare Fantasmi da Marte e la sua visionarietà western – qui del tutto assente – citerei almeno due riferimenti: un celebre incubo del cult Le orme, ed il senso di isolamento di Buried). Ma per quanto le basi della storia siano puramente da film di questo genere, e per quanto l’isolamento nello spazio crei presupposti più potenti di qualsiasi altra ambientazione, il risultato finale non riesce a convincere del tutto.

Del resto nel vedere il povero astronauta abbandonato su Marte ancora vivo, e sentirlo quasi soffocare e recarsi disperatamente nell’unica base che dovrebbe garantirgli la sopravvivenza, stuzzica certamente l’attenzione dell’appassionato di genere, ma (almeno nel mio caso) finisce per deludere almeno parzialmente le aspettative. Non che la storia sia sviluppata male (anzi, è proprio il contrario), ma dal regista di Alien e Prometheus sarebbe stato lecito, a mio parere, aspettarsi qualcosa in più: invece The martian incede costante nel suo ritmo da blockbuster puro, senza riservare troppe sorprese nel suo sviluppo e, anzi, scivolando in una prevedibilità assoluta ed accarezzando un certo tipo di retorica che accarezza un irrealistico buonismo (del tipo: agenzie spaziali di due paesi diversi che cooperano per salvare un astronauta, magari mentre la marmotta incartava la cioccolata).

The martian sembra evocare una sorta di “cooperazione stellare” per l’umanità e, dal canto suo, la figura di Matt Damon – che proverà a sopravvivere sfruttando le proprie competenze, guarda caso, di botanico – non è roba da poco: tuttavia il film non riesce davvero a sorprendere e, se si considera lo svolgimento della trama, lo spessore ordinario dei personaggi (e, cosa a mio avviso inaccettabile in un film del genere, la mancanza quasi assoluta di veri e propri colpi di scena) porta ad un finale vagamente “telefonato”, prevedibile tanto da sfiorare lo stucchevole (per intenderci: la locandina originale riporta un gigantesco “bring him home” che rischia di bruciare parte del film rasentando lo spoiler). Il tutto, unito alle ricostruzioni fedelissime e plausibili scientificamente delle varie possibili operazioni ammissibili su Marte (per la gioia dei nerd fisici, e di pochi altri) fa di questo film di Ridley Scott l’ideale diretto “concorrente” di Interstellar.

Film con cui, a ben vedere, c’entra solo in minima parte, anche perchè il regista si libera di tutto l’apparato filosofico-esistenzialista del lavoro di Nolan e dirige, più semplicemente, una pellicola di fantascienza tutto sommato diretta, più mainstream che underground, che sembrerà fin troppo lineare ad una parte di pubblico e che, come il film succitato, si preoccupa soprattutto di piacere ad ogni costo al pubblico non troppo attratto dalla sci-fiction.