La cosa (J. Carpenter, 1982)

Una spedizione al Polo Sud si complica a causa di un misterioso alieno parassita che si nutre subdolamente di esseri viventi…

In poche parole. Gran film dell’0rrore dai chiari riferimenti lovecraftiani, ingiustamente massacrato da un critica troppo blindata nei propri pregiudizi. La trama è piuttosto semplice, Kurt Russel superbo, ed è garantita una sagra degli effetti speciali e del gore, con tanto di finale inquientante.

Ci troviamo di fronte un organismo che imita le altre forme viventi e le imita perfettamente. Questa cosa ha attaccato i nostri cani e ha tentato di digerirli… di assimilarli.

“La cosa” è un grande horror e sembra quasi banale scriverlo, oggi: fu diretto magistralmente dall’horror master John Carpenter, che decide di ispirarsi sia a Who Goes There? di John Campbell che, vagamente, al lovecraftiano “Le montagne della follia“. L’originale del film è ovviamente il cult “La cosa da un altro mondo”, che rimane comunque piuttosto diverso nella forma tanto da far pensare ad un’opera ex-novo, completamente diversa a causa di un linguaggio cambiato dopo 30 anni circa.

Un gruppo di scienziati (tra cui Mac Ready, un favoloso Kurt Russell) sta facendo una spedizione sui ghiacci dell’Antartide, e si imbatte disgraziatamente in un huski che, come si scoprirà brevemente, è stato infetto da un camaleontico alieno nascosto al suo interno. Una volta liberata la propria furia, “la cosa” carpenteriana prende la forma dell’essere ospitante volta per volta fino a deformarlo ed ucciderlo: diventa quindi molto difficile da stanare, e scatena una catena di diffidenza reciproca nel gruppo di ricercatori. Una volta entrata nel rifugio degli scienziati, l’alieno sarà relativamente libero di fare strage facendosi ospitare a turno da quasi tutti gli organismi biologici presenti.

Lo spaventoso parassita, quindi, prende la forma di una sorta di cerbero deforme come di un ragno orripilante: il tutto con l’aiuto del quasi esordiente tecnico degli effetti speciali Rob Bottin, tecnico degli effetti speciali famoso per l’esasperazione degli stessi ne “La cosa” e per aver lavorato a quelli di Robocop e “Atto di forza”. Nonostante i più impegnati abbiano letto in tali esagerazioni una debolezza del film, c’è da dire che Carpenter ha riservato comunque un sottotesto sociale all’opera, impegnandosi a rappresentare il modo efficace egoismo e disorientamento degli uomini, impegnati in una lotta perenne l’uno contro l’altro priva di qualsiasi collaborazione. Il finale, poi, è parzialmente aperto perchè lascia un fortissimo dubbio su che fine faccia la creatura, lasciando il campo libero allo spettatore ad almeno due possibili interpretazioni.

“Nessuno… si fida più di nessuno ormai… e siamo tutti molto stanchi… Io non posso fare altro… solo aspettare… R.J. MacReady, pilota d’Elicottero, Base Antartica 31