Le porte del silenzio (L. Fulci, 1991)

Melvin Devereux è un uomo d’affari che sta rientrando a casa in automobile, quando inizia ad essere perseguitato da un carro funebre, che lo supera e poi rallenta all’improvviso. Il suo pensiero è rivolto alla moglie che lo aspetta a casa, ma nel frattempo (come in un’odissea ambientata nelle interminabili strade della Louisiana) succedono diverse cose che lo dèviano dal percorso, alcune molto strane. Diversi presagi sembrano avvisarlo di qualcosa che non va… o forse no?

In breve: non un film memorabile, con qualche spunto interessante. A detta del regista stesso, non il migliore che ha fatto. Da vedere per curiosità.

È l’ultimo film di Lucio Fulci (di cui è regista ed autore), prodotto da Joe D’Amato e interpretato da John Savage; noto anche con i titoli Door to Silence e Door Into Silence.

Ho finalmente avuto occasione di vedere questo film, che era nella mia “lista di cose da vedere” da troppo tempo. Si tratta di un’opera che, a mio vedere, è stata sopravvalutata da certa critica, anche se bisogna riconoscergli una serie di meriti. Tanto per essere chiari, il merito fondamentale sono le citazioni al film “Duel“, di cui il buon regista ha cosparso la pellicola (inclusa la mano del perseguitatore che invita dal finestrino il protagonista a passare). Per il resto, Le porte del silenzio si distacca da qualsiasi altro film precedente, in quanto tenta, ancora una volta, un’incursione personalissima in un genere differente da tutti i precedenti.

La regia è quella cui ci ha abituato il regista romano, anche se siamo lontani dai morti viventi, dagli squartatori e dallo splatter dei suoi precedenti film. Del resto questo film piace – più che per l’atmosfera fiaccamente surreale – perchè porta il segno dello stato d’animo del regista, che sembra altrettanto stanco, vissuto, talmente carico di quanto aveva prodotto da non riuscire, suo malgrado, a fare meglio di così.

Un prodotto sostanzialmente televisivo, il penultimo prima del conclusivo Voci dal profondo, discretamente recitato oltre che vagamente autocelebrativo e piuttosto prevedibile. Onore al grande regista per l’ennesimo tributo al mondo dell’oscurità, ma i suoi film migliori rimangono altri.

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Le porte del silenzio (L. Fulci, 1991)
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