Mondo cane (G. Jacopetti, 1962)

“Mondo cane” è, in qualche modo, lo specchio della società morbosa in cui viviamo, quel mondo cinico e spietato in cui il culto dell’apparenza è diventato predominante rispetto alla verità. Quel mondo di reality da zombie in cui mostrare l’orrore è sinonimo di pienezza di vita, quel mondo in cui la forma ha definitivamente sopraffatto la sostanza.

E’ così che vedo in generale i cosiddetti “mondo-movie“: culto della decadenza ostentato, ostinato ed ostile a qualsiasi buonismo. Peccato che poi diventi – come questo tutto sommato imperdibile “cult” del 1962 – una manipolazione doppia, dato che alcune scene sono giudate così bene dalla voce fuori campo moralista e dileggiatrice  a tratti quasi odiosa), che sembrano montate e/o realizzate fin troppo ad arte. Il punto è che “deve sembrare” che sia vero: se poi lo è davvero, tanto meglio, ma nel frattempo “deve sembrarlo”.

Cosa si vede in “Mondo cane”? Ci sono 38 episodi distinti, filmati amatoriali o semi-professionali girati in diverse parti del mondo, che passano senza preavviso dalla banalità priva di mordente alla cruenza allo stato puro. Una cattiveria mostrata, in particolare, che risulta particolarmente fastidiosa se si pensa alla violenza gratuita contro gli animali. Si vedono infatti decapitazioni di tori (Nepal), una crudele caccia agli squali, cani, serpenti e insetti (rispettivamente in Cina ed in USA) serviti per pranzo, e tanti accostamenti consecutivi tutto sommato singolarmente ben concepiti. Se la realtà è quella, si tratta di un commentario alla realtà, altrimenti si tratta di autocompiacimento voyeristico e potreste cominciare a sentirvi “sporchi”.

Ad esempio un cimitero sottomarino, una “danza di morte” per sollecitare il commiato di un moribondo, un cimitero di cani, un cimitero d’auto. Come a dire che l’orrore è a volte esclusivamente legato all’occhio di chi guarda, che la realtà è sempre soggettiva e che gli stessi registi sono influenzati, guidati, accecati e condizionati dalle proprie idee. Come quando mostrano un villaggio in Nepal in cui gli uomini vivono ancora allo stato primitivo nelle caverne, e poco dopo mostra un villaggio poco vicino in cui la religione cristiana avrebbe favorito la coesione e trovato le risposte ai drammi esistenziali dell’uomo. Una visione, questa, decisamente faziosa e trascurata dai più negli anni, biecamente “occidentalista”: una delle note veramente negative di un film considerato da molti apertamente razzista.

Decisamente più leggeri altri episodi, tra cui il filmato dedicato alla birreria di Amburgo dove uomini e donne di età abbastanza avanzata accorrono ad annegare i dispiaceri (indimenticabili i siparietti di danza e le passeggiate da ubriachi all’alba), ed il centro di riabilitazione di Tokio in cui la gente viene purificata dalla sbronza della sera precedente subendo un trattamento di massaggi e lavaggio “tipo autolavaggio”.

Alcuni episodi sono ambientati in Italia, tra cui l’inagurazione del monumento a Rodolfo Valentino a Castellaneta (TA) con folla di abitanti – secondo i registi dediti all’incesto – che somigliano quasi tutti in più tratti al mitico attore. Abbiamo poi la catacomba di monaci decorata con ossa umane a Roma, la cerimonia degli auto-flagellanti “vattienti” a Nocera Terinese (CZ) in occasione del venerdì santo, ed i pulcini colorati con la vernice per essere venduti nei mercati (sempre a Roma).

Il sensazionalismo pervade tutto il film, ed è sostenibile rispetto a quanto sarà mostrato in seguito e troverà ampio seguito con internet: parlo dei famigerati “snuff movie”, o in generale quel tipo di horror che poco ha a che vedere con l’horror stesso.  Tutto sommato, la visione di “Mondo cane” potrebbe passare indenne anche agli occhi meno avvezzi a questo genere di “curiosità” un po’ malsane.

Rimane da chiedersi (ed io stesso non so rispondere a questa domanda) il perchè questi film siano così seguiti.

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