Smiley (M.J. Gallagher, 2012)

Una timida matricola si affaccia sul mondo del campus entrando in contatto, almeno apparentemente, con un inquietante serial killer: Smiley sembra operare attraverso una videochat anonima attraverso la triplice ripetizione di una sorta di parola d’ordine (“l’ho fatto per divertimento“).

In breve. Horror low-budget incentrato sulla figura di un killer che vive all’interno di internet: per quanto con qualche sbavatura a livello di trama, e pur soffrendo qualche caratterizzazione un po’ stereotipata, un buon horror moderno, con un finale davvero sorprendente.

L’idea di Smiley è arrivata al regista Gallagher (classe 1986) direttamente da Chatroulette, una videochat anonima nella quale il tuo interlocutore viene scelto, sessione per sessione, casualmente. Il classico fenomeno in rete che nessuno sarebbe disposto a raccontare di aver mai visto o utilizzato, ma che gli analytics del sito finiscono per smentire paurosamente: un po’ come succede con certi horror, alla fine.

Il fatto che gli utenti delle chatroulette non siano rintracciabili in alcun modo (almeno non nei tempi e nei modi in cui l’app funziona), unito alla constatazione che questo strumento sia spesso utilizzato da esibizionisti e gente piuttosto fuori di testa, fornisce di suo un’idea molto potente per un horror moderno. Michael Gallagher è riuscito a confezionare un prodotto di discreta qualità, accattivante e con un certo stile, pur disponendo innegabilmente di pochi mezzi: nel realizzare “Smiley“, a ben vedere, ha giocato fin troppo sull’apparizione improvvisa del villain (più fastidiosa che spaventosa, alla lunga), ed è anche caduto in un paio di trappole che avrebbe invece dovuto scansare, tra cui l’aver delineato gli omicidi di Smiley (una inquietante maschera di simil-carne a forma di smile di internet, dove le tre linee sono rappresentate da cicatrici) quasi esclusivamente in una webcam. Dario Argento ne “Il cartaio” fece, a mio parere, lo stesso errore, e anche allora mi venne spontaneo chiedere perchè mai sacrificare completamente la componente “teatrale” degli omicidi ritraendone invece, peraltro malamente, solo quella voyeuristica attraverso una telecamerina per internet. Misteri della fede lì come per questo “Smiley“, horror adolescenziale americano che deve moltissimo a Scream (con cui condivide più di qualcosa a livello di trama), e che riesce a presentarsi come lavoro originale e con un certo piglio di originalità: Smiley appare all’improvviso, stravolge la mente della protagonista ed inizia a farle dubitare cosa sia reale nella sua vita e cosa, invece, mera finzione.

L’ho fatto per divertimento”, mantra dell’intero film, diventa espressione di una ennesima generazione X che vive di nichilismo e svuotamento cerebrale, che pensa vaporosamente solo agli aspetti edonistici della vita: sesso, droga, alcool, feste universitarie e, giusto per non farsi mancare nulla, omicidi evocati attraverso internet. Al di là dei difetti tipici dei teen-horror (l’ambientazione è nel consueto campus USA popolato dai soliti caratteri: matricole strafottenti, professori impeccabili quanto ambigui, nerd socialmente emarginati, ragazzine audaci) si tratta di un film che non riesce a suscitare troppo interesse in prima battuta ma che poi, col trascorrere dei minuti, diventa progressivamente più interessante: probabilmente vale la pena seguirlo anche solo per i venti minuti finali, nei quali la realtà sembra disvelarsi per quello che è ma che poi, per ben due volte (Argento docet), viene clamorosamente capovolta. Gallagher sembra sapere quello che fa, probabilmente pecca un po’ per inesperienza ma riesce comunque a confezionare un film dignitoso e degno di essere visto dagli spettatori. Peccato quindi perchè, a mio avviso, se ci fosse stato un collante più solido tra i presupposti della storia e le sue incredibili conclusioni si sarebbe parlato – senza paura di esagerare – di una delle migliori uscite in ambito horror del 2013. Questo nonostante l’artigianalità ottanta/novantiana che si cela dietro al prodotto, e che forse oggi risulta fuori tempo massimo: un’idea in definitiva da non scartare a priori e che vedrà la luce in Italia, a quanto pare, ad Halloween del 2013. Nel frattempo alcune edizioni europee sono già disponibili in inglese con sottotitoli, e qualche appassionato del genere potrebbe non saper aspettare fino alla fine dell’anno.

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Smiley (M.J. Gallagher, 2012)
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