Spider (D. Cronenberg, 2002)

Il signor “Spider” Cleg prende alloggio presso un centro riabilitazione a Londra, nel quartiere dove ha vissuto da ragazzino; inizierà a ricordare il proprio passato, e a svelare i segreti suoi e della propria famiglia.

In breve. Thriller psicologico dai risvolti imprevedibili, ben diretto e ben interpretato, che svelerà la realtà delle cose solo nel finale (quasi nella migliore tradizione argentiana). Meno “indigesto” rispetto ad altri lavori più di nicchia del regista canadese, merita certamente la visione, e si fa apprezzare dal grande pubblico.

La forma narrativa scelta da Cronenberg per questo film sembra, per molti versi, volutamente più accessibile rispetto ad altri lavori del regista. Certo esistono aspetti che rendono Spider più vicino ad un art film piuttosto che ad un thriller per le masse: i discorsi semi-comprensibili del protagonista, la grafia illeggibile con cui scrive il proprio diario, senza contare situazioni che fanno eco alle assurdità visibili, ad esempio, ne Il pasto nudo. In realtà, pero’, la forma narrativa è piuttosto classica, e si tratta di ombre per lo più apparenti, che si chiariranno nella sequenza finale, imperdibile per quanto neanche troppo clamorosa.

Un film che, nello stile, ha abbandonato il body horror ed i simbolismi delle origini, e ricorda più che altro i precedenti recenti (soprattutto M Butterfly e Inseparabili), per quanto il tema del doppio, che da sempre affascina il regista canadese, qui sia sviluppato in senso esclusivamente mentale. Ralph Fiennes interpreta egregiamente la duplice personalità alienata-aggressiva di “Spider” Cleg, da ragazzino problematico e complessato a uomo distrutto e con difficoltà a parlare, tormentato da una perenne figura autoritaria femminile che sembra, in effetti, riproporsi nel tempo. Il mutamento della madre (o la sostituzione della sua figura con quella della prostituta, l’ambiguità resta fino alla fine) sottende una gelosia del giovane Cleg nei confronti del padre, gelosia nei confronti di una madre prima comprensiva ed affettuosa e poi, improvvisamente, meno attenta e quasi indifferente nei suoi confronti. La riscoperta dell’aspetto sessuale tra i due genitori, in effetti, sembra essere la molla che farà scattare la maggioranza dei problemi del piccolo Cleg, che si ripercuoteranno fino alla sua permanenza nel centro riabilitazione.

In questi termini, Spider è una delle opere forse più compiute del regista canadese, soprattutto per la relativa linearità della storia rispetto ad altre decisamente più intricate (Crash, Il pasto nudo).