Surf nazis must die (P. George, 1987)

Surf nazis must die (P. George, 1987)

Volendone cercare uno per frza, il problema dei film Troma accomuna la stragrande maggioranza dei cosiddetti cult: vengono osannati in modo sconsiderato dai fan, e con la stessa brutalità distrutti dagli “ntellettuali. Eppure il recente revival sul genere sembra essere orientato a rivalutare questi prodotti, ed il pubblico ci va spesso a nozze, disgustato dai soliti caroselli del già sentito, del già visto e della prevedibilità.

Tale rivalutazione, a mio avviso, avviene adducendo ai b-movie una sorta di intrattenimento liberatorio, “brutto”, sgradevole e spesso in risposta anticonformista al tono troppo mieloso, politicamente corretto e allineato (spesso) anche della cosiddetta “controcultura”. In questo “Surf nazis must die” non fa eccezione, in nessun senso.

In due parole: la Troma satireggia e sbeffeggia come di consueto, ma il risultato è riuscito solo in parte. Per chi non conosce Kaufman e soci le opere da vedere vanno cercate altrove.

I surfisti nazisti sono ridicoli, grotteschi e solo vagamente paurosi: associano l’anarchia agli omicidi sconsiderati, uno di loro si puo’ proclamare “furher della spiaggia” (con effetto di ridicolo involontario ben reso solo in parte): un susseguirsi di accostamenti tra il serio ed il faceto, unito a dialoghi paradossali, poco credibili e così poco hollywoodiani.

In seguito ad un terremoto la città di Los Angeles è in preda al panico ed al caos: una banda di surfisti di ispirazione nazistoide si impadronisce della spiaggia del posto, condizionando l’esistenza di svariati ragazzini e trascorrendo le giornate tra violenza, sesso, svastiche disegnate col pennarello ed armi artigianali. Il figlio di un’infermiera afroamericana viene assassinato dal gruppo in questione per futili motivi: da questa tragedia insensata nasce un desiderio di vendetta da parte della donna che affronta così da sola l’intera banda.

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Il buono viene inaspettatamente fatto fuori dopo neanche mezz’ora di film, e questo segna un distacco dalle storie con l’eroe necessariamente positivo che lotta, soffre e alla fine vince. Nel frattempo si trova il tempo di fare il verso a “I guerrieri della notte”, mostrando componenti di bande con la bombetta, lotte all’arma bianca forsennate e le immancabili battaglie territoriali. I dialoghi sono a tratti davvero penosi (secondo Wikipedia nel 1987 un critico americano abbandonò, per questo motivo, la visione del film a Cannes), ma sono l’aspetto meno preoccupante dell’intera opera. In certi punti la storia visibilmente non regge, e quello che è peggio è che non intrattiene, non diverte nel senso “classico”.

Sono il tuo incubo peggiore, Adolf: mi senti?

Nel frattempo la signora acquista bombe a mano ed una P38, imbraccia una motocicletta modello Easy rider e si reca nel covo dei teppisti: inutile stare a descrivere la mattanza che la donna, modello terminator-de-noantri, di lì a poco eseguirà. In definitiva, nonostante sia apprezzabile dai meno raffinati e dagli amanti dei b-movie, non si tratta certo di una delle migliori opere della Troma, per non dire che è un film brutto praticamente per definizione.

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Surf nazis must die (P. George, 1987)
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