Unfriended (L. Gabriadze, 2014)

Una videochat collettiva tra amici del college degenera, non appena un misterioso account si aggiunge alla conversazione, minacciando e seminando il panico.

In breve. Sotto certi versi è forse uno dei migliori mockumentary sovrannaturali recenti mai girati: narrazione pura (per quanto sia una sofferenza vederla relegata ad una minuscola chat, in molti passaggi), puramente affidata al mezzo social ed interamente ambientata in un computer (Youtube, Mac OS, Facebook, Skype come mezzi di comunicazione e di oppressione del prossimo). Si lascia guardare fino alla fine, suo malgrado.

Unfriended è un horror ambientato in un computer, presumibilmente il Macbook Air della protagonista, Blaire: tutto inizia con la visione di un video snuff (il suicidio di una ragazza), poi una chiamata al ragazzo su Skype, e quello che vediamo è sempre attraverso lo schermo della ragazza. Poco dopo si aggiungeranno alla chat collettiva altri amici, per poi ritrovarsi uno strano bot che inizialmente non parla, e successivamente non solo li minaccerà ma mostrerà di conoscere tutti i loro segreti più imbarazzanti: video girati di nascosto, foto intime e così via. Si scopre essere l’anniversario di morte della giovane di cui si era visto il video poco prima, per cui l’identità del bot sembra svelarsi rapidamente.

L’idea di relegare l’intera dimensione narrativa alla chat di Skype può sembrare fin troppo bizzarra, anche perchè si tratta di un film legato ai dialoghi, pochissimo all’azione (per quello che si vede, chi si muove troppo dalla webcam non avrà vita facile nè lunga) e tanto alle chat. I cambi di scena, il montaggio, le sequenze e gli ammicamenti tra personaggi sono interamente affidati al multitasking: questo aspetto è sicuramente interessante, ma va accettato a prescindere (altrimenti non si riuscirà ad arrivare alla fine del film). Il film sostanzialmente funziona, comunque, e tiene abbastanza teso lo spettatore, per quanto lo costringa a dotarsi di un computer per vedere il film, dato che moltissimi dettagli basilari per capire la storia sono affidati a minuscole chat (non tradotte, almeno nella versione che ho visto). Per cui, detta brutalmente, o bisogna guardarlo su uno schermo di PC per forza, oppure bisogna avere 10/10 di vista. Nonostante questo piccolo dettaglio che rende forse leggermente scomoda la visione, Unfriended è un buon film per quanto non sia un vero e proprio capolavoro del genere. Alla fine dei titoli di coda, per dire, nonostante le velleità da snuff e la buona caratterizzazione “spiritica” della storia, una scritta ci avvisa che tutti i personaggi citati non sono reali: insomma, abbiamo solo visto un film. Trovo questa cosa non proprio esaltante, e credo che questo faccia sospettare che sono definitivamente passati i tempi in cui Wes Craven, con i suoi feroci trattati sull’ homo homini lupus, era in grado di spaventarti fin dalla prima scena, anticipandoti che avresti visto “una storia vera” (che poi non era tale) e facendotelo credere per decenni. Del resto qui, oggi, siamo su Facebook, e siamo tutti più superficiali, sexy, interessanti e ricchi di pregi di quanto non sembrerebbe, giusto?

Quello che non bisognerebbe fare, peraltro, è sopravvalutare lavori del genere (cosa che una certa critica nerdy tende, per me inspiegabilmente, a fare), quanto relegarli ad una più corretta dimensione sperimentale, quella di un horror che prova legittimamente ad aggiornarsi secondo le nuove tecnologie, con il rischio (consapevole, credo) di far venire il mal di mare allo spettatore per via del tipo di riprese coinvolte. Per chi è abituato alle coreagrafie di Cronenberg o Bava questo film potrà sembrare fuori dal mondo, ma è vero che cambiano i tempi, e se prima il mockumentary era The Blair Witch Project (senza dimenticare The war game e Cannibal Holocaust), oggi è probabilmente giusto che il cinema dia spazio all’era social e ne mostri le degenerazioni in questi termini.

Se la mettiamo su questo piano, pero’, bisognerebbe per coerenza rivalutare (tanto per dire) Il cartaio di Dario Argento (che a certe soluzioni, come quella di mostrare gli omicidi in diretta webcam, era arrivato già nel 2004), opera pero’ – quest’ultima – ritenuta quasi unanimamente debole, proprio per via delle coreografie argentiane massacrate dai pochissimi (per l’epoca) pixel di una cam. In Unfriended non sarebbe dispiaciuta un’alternanza frenetica (alla Rob Zombi) tra scene dal vivo – magari in presa diretta – e videochat, ma rispetto comunque la coraggiosa scelta del regista, e devo riconoscere che gli spunti positivi non mancano: Unfriended offre, tra uno spavento e l’altro, una riflessione seria sul cyberbullismo, sul sesso online, sui rapporti “virtuali” (che virtuali molto raramente sono, visto che si tratta comunque di persone reali coinvolte) e sul modo di intendere il web da parte dei giovani di tutto il mondo. Nonostante il taglio giovanilistico e gli ammiccamenti iniziali al cyber-sesso ed alle goliardate alla Porky’s, la struttura narrativa è molto solida, visto che la situazione assurdamente claustrofobica tra i protagonisti offre l’occasione per metterne alla prova piccole ipocrisie, segreti e reali rapporti interpersonali. Forse Argento, all’epoca, non aveva abbastanza tecnologia per esprimersi (non ho trovato dati precisi in merito, ma difficilmente si poteva andare oltre i 640×480 px), ma l’intuizione è stata sicuramente giusta anche lì.

Probabilmente quindi, Unfriended (così come l’analogo Smiley o altri social mockumentary: mi viene in mente la bella trilogia di V/H/S, anche se lì il riferimento è più vintage) va relegato come equivalente dell’indie horror a basso costo, riservato ad una nicchia e che riusciremo ad apprezzare e capire completamente solo tra molti anni, proprio come è successo con la riscoperta progressiva dei b-movie anni ’70 ed ’80 da parte di Tarantino e Rodriguez. Sarà curioso scoprire, nel frattempo, come un lavoro del genere possa essere preso a modello per sviluppare qualcosa di nuovo che, ad oggi, è quasi impossibile da immaginare: un Tron ambientato nel dark web? Un War Games attualizzato con smartphone? Un Brazil in cui le persone saranno schiavizzate dal cloud? Anche solo per queste suggestioni, Unfriended merita di essere visto almeno una volta nella vita.

Titolo
Date
Name
Unfriended (L. Gabriadze, 2014)
Rating
31star1star1stargraygray

Originally posted 2017-10-27 22:06:31.