Ho appena finito di vedere questo film che ha visto il ritorno di George Romero alla regia dopo “La metà oscura”. Entusiasta della sua ultima opera (Diary of the dead), ho scoperto con molto piacere questo “Bruiser” il quale, se da un lato richiama un po’ troppo l'”american style” tipico delle opere che strizzano l’occhio al grande pubblico, dall’altro porta con sè un messaggio forte ed abbastanza atipico, se vogliamo.

In breve: episodio cinematografico poco noto e piuttosto valido di uno dei registi più sottovalutati del cinema horror americano.

La storia è quella di Henry, un impiegato come tanti, un onesto lavoratore fin troppo incline alla sopportazione: non fa una grinza quando scopre che la moglie lo tradisce col suo capo, e gli amici usano truffarlo cinicamente approfittando della sua buona fede. La sua esistenza, in sostanza, sembra segnata da una sorta di triste destino: ancor più triste perchè, in fondo, auto-imposto dalla sua tolleranza ed un principio di “quieto vivere” all ennesima potenza.

Una mattina Henry si alza dal letto e scopre che la sua faccia è diventata una maschera bianca inespressiva: l’aver subito per troppo tempo situazioni personali pesanti deve evidentemente averlo segnato in modo profondo. Questa mutazione diventa la motivazione per il protagonista per attivare una vendetta spietata contro tutti coloro che gli hanno procurato del male.

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Tra le apparizioni celebri, i Misfits che suonano durante una festa in maschera, Jason Flemyng aka Henry e Tom Atkins (già visto in altri fim come “Fuga da Los Angeles” di John Carpenter) nella parte dell’ispettore di polizia. Per il resto, la consueta fiera della violenza visiva cinematografica, neanche troppo spinta all’estremo come in altri film del regista. Molto ben fatte le allucinazioni che rappresentano i pensieri di ribellione verso la realtà del protagonista: del resto, sebbene molto criticato, George Romero si è sempre segnalato per una maggioranza di pregi rispetto ai difetti.

Essendo fan del regista americano devo spingere sulla critica per completezza: le considerazioni sociali andrebbero molto al di là della sostanza della pellicola, che si rivela (nonostante tutto) abbastanza debole in alcuni punti. La recitazione è probabilmente a buon livello, ma il film è sceneggiato come se si trattasse quasi di un banale telefilm, e questo (quale che sia la motivazione) è inaccettabile. Della serie, come colpire nel segno utilizzato l estetica del Doctor House…

 

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16/03/2012