Insidious (J. Wan, 2010)

La tranquillità di una famiglia viene turbata dalla caduta dalle scale di uno dei tre figli, che finisce apparentemente in coma ma che si rivela, in seguito, intrappolato nell’aldilà ed incapace di ritrovare la strada per tornare in vita…

In breve. Intenso e movimentatissimo horror sovrannaturale, forse tra i migliori del genere e del periodo, diretto con gran stile da un James Wan in gran forma.

Girato in tre sole settimane, Insidious è incentrato sul tema delle proiezioni astrali (probabili casi di depersonalizzazione oppure, in chiave metafisica, esperienze extracorporee) e sull’incubo del non risveglio, della perdersi nella dimensione parallela dell’aldilà e del non riuscire più a tornare indietro. Temi certamente non nuovi, ma che sono affrontati con grande maestria, ordine e basandosi su un intreccio coinvolgente e dal buon ritmo, nonostante la lunghezza (quasi 2 ore di film)l.

James Wan, usualmente regista e sceneggiatore (L’evocazione, Saw), questa volta si dedica solo alla prima e lascia la seconda a Leigh Whannell, lo stesso che si è occupato della saga orrorifica di Jigsaw / John Kramer. Il registro di Insidious , per la verità, è decisamente diverso da quei vividi toni realistici che abbiamo ben conosciuto da spettatori: questo film è fatto di sensazioni accennate e di suggestioni sinistre provenienti da un’aldilà parallelo alla realtà in cui viviamo, e caratterizzato da un forte appeal grottesco. Le sequenze che rappresentano il mondo dei defunti, immobili come spaventosi manichini e circondati da caratteristici oggetti d’epoca, è senza dubbio uno dei punti più artistici del film.

Un aldilà (The further, nell’originale) che evoca quello di numerosi epigoni del genere, a cominciare dai vari satanici alla The Omen o Chi sei? e che non sfigurerebbe, per certi tratti, con gli universi fulciani de Quella villa accanto al cimitero o E tu vivrai nel terrore! L’aldilà. Le figure che si aggirano in questo scenario di morte, alla ricerca – che fu dei vampiri – di una nuova vita, sono le stesse che potrebbero essere state partorite da un film di Rob Zombi, con una connotazione ancor più sinistra proprio perchè abitano il mondo dei defunti. Nel fare questo, Wan maneggia con grande maestria la macchina da presa, regalandoci sequenze spaventose e suggestive, senza abusare degli stereotipi del genere (su tutti, gli abitanti dell’aldilà che compaiono all’improvviso, e lo spaventoso demone dal volto rosso sangue). E mentre espande la narrazione in direzioni sempre più oscure ed inquietanti, omaggia e concretizza la dimensione onirica tanto da evocare, nella sequenza della ricerca finale del figlio, l’eterna ed impari lotta tra Freddy Krueger e le sue vittime (la sensitiva interpretata da Lin Shaye era già comparsa, per la cronaca, in Nightmare – Dal profondo della notte). Omaggio che diventa poi esplicito quando vediamo il demone affilarsi un artiglio metallico in modo analogo all’inizio del cult di Craven del 1984.

Insidious è un buon horror, in definitiva, che richiama in modo equilibrato i classici del passato ma non ne rimane soggiogato, riuscendo a modernizzare un tema piuttosto abusato di suo e che anzi, in questa sede, è rivisitato in chiave anche piuttosto originale.

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Insidious (J. Wan, 2010)
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