Uno scienziato esperto di criptologia viene inviato in Antartide per aiutare un gruppo di ricerca a comprendere la natura di un oggetto sepolto nei ghiacci…

Mediocre spin off di natura fantascientifico-buonista, che ha probabilmente fatto ribollire il sangue a John Carpenter: il riferimento a “La cosa” è talmente spudorato che si ride per non piangere. Evitabile come l’influenza, nel senso che qualora vi capitasse sottomano difficilmente potreste fare a meno di beccarvelo perchè, a partire dal titolo, attrae.

Spedizione in Antartide. Gruppo di scienziati. Strana “cosa” che emette segnali congelata nei ghiacci. Cosa sarà mai? Gli scienziati ci impiegano un bel po’ a capirlo, mentre uno spettatore potrebbe lecitamente chiedersi perchè mai la NASA non lo convochi per qualche indagine stipendiata sugli UFO, dato il coefficente di furbizia dei personaggi che dovrebbero essere esimi cervelloni. Dialoghi poco accattivanti, azione discreta e abbastanza sconnessa più una serie di prevedibilità costruiscono complessivamente “Alien hunter“. Facile da indovinare, ad esempio, il clima di tensione tra i protagonisti, le comunicazioni interrotte col mondo esterno e il buon James Spader (Stargate) che come playboy è “poco credibile”, per usare un eufemismo.

Qualcuno arriva a proporre di fare le analisi del sangue dei sopravvissuti per capire il livello di contaminazione con la “cosa”, e qui mi fermo perchè il plagio è seriamente ad un passo. L’alieno comunica telepaticamente (il che fa molto new age), è anche delineato in modo discreto (questo va riconosciuto), ma il contesto globale non regge, per non parlare dell’odiosa musica alla Rambo che fa tanto american-style (la produzione è USA/Bulgaria) e del vomitevole finale favolistico in chiave anni 80. Alla fine c’erano di mezzo i sovietici, gli americani e pure il sottomarino nucleare. Stereotipi talmente abusati, vecchi e rivoltanti che fa meraviglia che il film sia del 2003. Indimenticabile il siparietto, che dovrebbe essere drammatico, con uno dei protagonisti che continua a ripetere che “non riesce a respirare“, ma al tempo stesso riesce a dire la stessa cazzata a bocca aperta innumerevoli volte.

LEGGI ANCHE:  Revenge (C. Fargeat, 2017)

Buoni gli interpreti maschili, mentre la presenza femminile, notevole dal punto di vista estetico (Aimee Graham, Leslie Stefanson) risulta alquanto imbarazzante a livello interpretativo, e viene declassata ad un mero riempitivo per le masse di spettatori più propensi alla commedia sexy. Etteparèva: alcune di loro se ne vanno in giro in costume da bagno, ufficialmente per una procedura di decontaminazione prima di accedere ad una piantagione di granoturco modificato geneticamente (sic). Al di là dell’assurdità della cosa, credibile quanto Alvaro Vitali coetaneo di ragazzini di 10 anni, è “ovvio” che in questo caso un nerd al Polo Sud troverà non una, ma ben due belle ragazze che gli vanno dietro: e forse la vera fantascienza è solo e soltanto questa. Un film fiacco, piuttosto noioso e forse divertente per chi “La cosa” non sa neanche cosa sia, e non gliene frega un accidente.

Ah professò, posso dì na cosa…

# # # # # # # # # #

06/12/2011