Perchè i b-movie si chiamano così?

Quando si parla di b-movie, o più comunemente di film di serie B, di solito si pensa a pellicole di un periodo, di un genere o con attori specifici, caratterizzati dal fatto di essere girati “con pochi mezzi“. Che si tratti poi, all’atto pratico, di limiti recitativi, espressivi o scenografici non ha importanza, perchè una qualsiasi delle caratteristiche in questione basta a rendere il film stesso definibile “di serie B”. Ma da dove nasce questo nome?

Le caratteristiche precise dei b movie non sono facili da definire, ma una cosa è sicura: chiunque ami il cinema sa riconoscere un film del genere. A quanto pare, comunque, per quello che riguarda l’origine del nome, si sarebbe sviluppato per analogia con il “lato B” (o B-side) di molti dischi, quello che di solito conteneva pezzi meno importanti. Nonostante questo, molti b-side del rock e non solo restano come brani pregevoli ed originali: avviene lo stesso con i film di serie B, in fondo.

Si usava definire B-movie, anni fa, i lavori meno pubblicizzati o comunque oggetto di rarità, a livello conoscitivo o distributivo. Ma l’analisi potrebbe essere più approfondita, cercando di inviduare le caratteristiche che lo rendono tale.

Da un punto di vista storico, la prima apparizione del termine B movie è legato al 1916, periodo in cui per la prima volta gli Universal Studios (all’epoca semplicemente Universal) iniziarono a classificare le proprie produzioni in base ai costi di produzione: per cui avevamo produzioni per così dire mainstream pubblicate come Bluebird, ed altre minori pubblicate come Red Feather, questi ultimi tipicamente di durata massima di un’ora. Per cui, in prima istanza possiamo dedurre che siano budget e durata ad essere caratteristiche significative che possano rendere un film “di serie B“.

Un primo aspetto legato ai film di serie B è legato, pertanto, ai limiti di budget: limiti che poi, curiosamente, risultano quasi sempre virtuosi per i film originali o di qualità, riconosciuti per qualche merito innovativo (anche solo a livello di narrazione, al limite), e che diventano caratterizzanti i lavori di oggettiva scarsa qualità, a cui comunque i fan tendono lo stesso ad affezionarsi.

Sì, perchè nell’ottima dell’appassionato di genere è davvero raro trovare un b-movie che non si possa amare per una qualche ragione, anche per quanto riguarda il più sgangherato. Di fatto, comunque, un film a basso budget non è necessariamente un b-movie, anche perchè esiste moltissimo art house e cinema un po’ più concettuale che, di fatto, non sfrutta effetti speciali da multisala e produce risultati altalenanti. Vale la pena di ricordare, in questa sede, come la presunta contrapposizione tra bmovie di basso livello e arthouse da intellettuali sia del tutto strumentale: chiunque abbia visto più di un centinaio di film in vita propria, del resto, penso possa essere d’accordo sul fatto che tanti bmovie possano contenere messaggi profondi, così come troppi arthouse giochi sull’inintellegibile per darsi un tono. Distinzioni che lasciano spesso il tempo che trovano, del resto, e che cedono il passo alla semplice considerazione che il pubblico il più delle volte va in sala senza avere idea del film che vedrà: per cui, spazio al pubblico.

Plan 9 from outer space di Ed Wood è considerato uno dei peggiori b movie mai realizzati: una fama senza dubbio ingrata (esistono tanti film ancora peggiori) ma che non ha intaccato il livello di cult legato alla pellicola.

Una seconda caratteristica dei film di serie B si può legare, tanto per cominciare, alla ricorrenza dei personaggi: la serialità è una delle caratteristiche fondamentali e tipiche, per quanto non obbligatorie, perchè un b-movie sia definibile così. Questo avviene spesso per creare un senso di affezione con il pubblico, e costruire vere e proprie saghe basate su un singolo personaggi – una delle prime, senza dubbio, è quella di John Coffin’ nella saga iniziata con A mezzanotte possiederò la tua anima, film horror brasiliano diventato cult in seguito. Già in questa fase si iniziano a complicare le cose, dato che molti film caratterizzati da serialità del protagonista rientrano nell’horror (ad esempio Jason di Venerdì 13), ma spesso non si tratta di film di serie B (ad esempio come avviene per Freddy di Nightmare).

Chiaro che l’uso dell’espressione film di serie B è contraddittoria almeno quanto le possibilità associate alla pellicola stessa: da un lato questi film cercano di andare oltre le convenzioni del cinema mainstream, come avviene ad esempio in Distretto 13 – Le brigate della morte, film che non risparmiano dettagli cinici usualmente evitati altrove (l’omicidio della ragazzina). Andare oltre, ovviamente, non implica automaticamente il produrre risultati artistici, tantomeno sensati.

Esiste una nuova generazione di film di serie B, ad oggi, che si divide in tre ideali filoni: raramente, in questi, i registi di questi film dispongono di budget davvero limitati, ma – un po’ come avviene per i film per adulti del sottogenere gonzo  – si cerca lo stesso di far credere al pubblico che siano tali. Tarantino è stato uno dei primi a proporre b movie patinati, ad esempio, e quasi tutta la sua produzione si rifà e rielabora quei canoni.

Fonti

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