La vera storia dell’ex truffatore seriale Frank William Abagnale Jr., attualmente consulente finanziario, all’epoca ricercato per reati di frode.

In breve. Un film scorrevole e divertente, diretto da Spielberg ed incentrato su uno dei personaggi più incredibili mai raccontati: un truffatore seriale che, fin da ragazzino, riuscì a scomodare l’antifrode statunitense per molto tempo senza farsi scoprire.

Prova a prendermi – con il suo incedere in bilico tra storia epica e storia vera – stabilisce una sorta di canovaccio virtuale per film successivi come The wolf of Wall Street, sfruttando sempre Di Caprio come protagonista. Alla base del film c’è un personaggio controverso quale Abagnale Jr, scaltro truffatore in grado di pertrare svariate truffe fingendosi, nello specifico, ogni volta una persona diversa (incluso medico, pilota e avvocato).

Big Nale, come fu raccontato dalle cronache dell’epoca, fu letteralmente inafferrabile per vari mesi, quasi un simbolo della mimetizzazione e del mascheramento, abile come fu a falsificare documenti e a sfruttare tecniche di social engineering (che sono le stesse che racconta Kevin Mitnick nel suo libro L’arte dell’inganno). In un certo senso, peraltro, Abagnale Jr appare anche come una sorta di hacker o phreaker ante-litteram, specializzato in sofisticate e subdole tattiche psicologiche per poter arrivare dove desidera. Del resto fu proprio Abagnale a diventare celebre per una citazione controversa quanto realistica (“la tecnologia alimenta il crimine“), cosa che trova riscontro nei numerosi casi di truffe e raggiri che avvengono online ogni giorno. E non è nemmeno un caso, probabilmente, che Prova a prendermi fosse uno dei film preferiti di Luka Magnotta, un autentico serial killer operante su internet il quale, come il protagonista (qui interpretato da Di Caprio) si nasconde dietro molteplici identità (sfruttando i social network e photoshoppando foto prese a caso dal web, nel caso di Magnotta).

Gran parte del film è incentrata sulla contrapposizione tra Carl Hanratty (l’ironico e irreprensibile agente del fisco incaricato di dargli la caccia, interpretato Tom Hanks) e il protagonista intepretato da Di Caprio, secondo una logica per cui, alla fine, si finisce sostanzialmente per simpatizzare per l’anti-eroe scaltro quanto viveur (ogni identità che assume Frank, per quello che vediamo, comporta una storia con una donna diversa, scelta accuratamente in base al contesto: hostess, infermiera e così via).

Stupisce soprattutto, in una sceneggiatura semplice e molto scorrevole, la facilità con cui il protagonista architetta le truffe: da fingersi supplente a stampare in autonomia assegni falsi, inventando un sistema collaudato tra più banche che, probabilmente per l’epoca, era quasi impossibile da tracciare con le tecnologie dell’epoca. Figurarsi se uno così non sarebbe stato in grado, per intenderci, di farsi credere medico, superare l’esame di avvocato – cosa che Abbagnale Jr. fece realmente – e diventare assistente pilota, viaggiando pure gratis per molto tempo. La regia di Spielberg sembra anche suggerire che il protagonista agisca così per necessità, riscattando – da tipico eroe spielberghiano, per così dire – i problemi che avevano afflitto il padre  quali il divorzio e i pignoramenti di stato, che faticherà sempre ad ammettere. Lo spessore umano dei personaggi è ovviamente la base fondante dell’intero film, e ciò finisce per renderlo alquanto gradevole da guardare, ancora oggi, tra momenti più intimisti ed altri con la giusta dose di ironia.

Frank William Abagnale Jr, classe 1948, oggi è un consulente finanziario.