Scanners – I pensieri possono uccidere (D. Cronenberg, 1981)

Paul Ruth è lo scienzato che lavora per la multinazionale Consec, e si occupa di fenomeni di percezione extra-sensioriale; a causa di un incidente durante una seduta telepatica che ha messo in cattiva luce l’azienda, l’uomo viene incaricato di compiere una missione e catturare il pericoloso Darryl Revok, uno scanner (individuo dai fortissimi poteri mentali) dall’indole piuttosto violenta. In breve. Gli scanner sono individui dotati di telepatia, rappresentati da un lato dal mite Cameron Bale e dall’altro dal cinico Darryl Revok; da questi semplici presupposti Cronenberg sviluppa un ottimo film, in bilico tra horror e fantascienza, ricco di dettagli intricati e singolari suggestioni. La battaglia “mentale” che conducono i protagonisti anticipa, anche se solo a sprazzi, il body horror che diventerà – di lì a poco – marchio di fabbrica del regista.

Posso sapere le cose in anticipo… sentendo i pensieri degli altri

La cosa più interessante da cui partire nell’analisi di Scanners riguarda la causa prima che ha provocato questo singolare tipo di individui: i poteri telepatici sono infatti provocati dall’Ephemerol, farmaco inventato dallo stesso Ruth che non ha esitato a testare sulla sua stessa famiglia. Nominalmente un semplice tranquillante, il prodotto provoca delle strane mutazioni ai figli delle cavie trasformandoli in individui con una sorta di iper-sensibilità verso il mondo esterno, capaci in molti casi di manipolare il comportamento altrui. È appena il caso di ricordare, poi, che Ruth rappresenta una nuova declinazione di mad scientist, disposto a fare di tutto pur di assecondare la propria conoscenza (cosa che avverrà in modo ancor più accentuato nel cult La mosca).

L’approccio alla questione ESP da parte del materialista Cronenberg è distaccata e cinica, e mostra corpi sovrannaturali pur sempre fatti di ossa e sangue, e non segue ancora l’indole scientifica che diventerà rigorosa ad esempio in eXistenZ; questo fa di Scanners un buon film, anche se – a mio parere – piuttosto difficile da seguire. L’attenzione ad alcuni dialoghi ed a vari dettagli, così come l’immedesimazione in alcune sequenze topiche (come quelle in cui gli scanner “sentono” le voci altrui) rende il film in qualche modo da “seconda serata”, visto che richiede la giusta dose di concentrazione da parte del pubblico per essere compreso appieno. Un orrore fisico solo a sprazzi (l’esplosione della testa del telepata) ma tutto sommato piuttosto concettuale – meglio ancora mentale, che diventa la scusa per lanciare un’accusa alle multinazionali senza scrupoli, rivestendo la storia di un’atmosfera quasi apocalittica; nella scena finale, poi, avviene la mutazione del corpo da parte di uno dei personaggi a simbolo di una “nuova carne”, che appena due anni dopo sarebbe stata espressa con una forza visiva ancora maggiore. Un film poco conosciuto e con due seguiti apocrifi (più l’immancabile serie TV), che merita certamente considerazione ancora oggi.