2022 I sopravvissuti: a caccia di Soylent Green col detective Thorn

Il detective Thorn indaga su un caso di omicidio in un singolare contesto: un futuro post apocalittico in cui l’inquinamento e il consumismo hanno reso quasi invivibile il pianeta, le persone vivono ammassate in condomini ormai troppo piccoli per contenere tutti, vige il coprifuoco e il Soylent Verde è il cibo (sintetico) più ambito.

In breve. Un vero cult, di quelli epici quanto unici nel loro genere, perfetto nel suo concepimento e regia, con una storia anti-eroica ben costruita e un finale tragico quanto significativo. Da vedere ad ogni costo in versione integrale, senza limitarsi a spiare qualche scena da Youtube.

2022 I sopravvissuti rientra, in particolare quest’anno e nei tempi in cui viviamo, tra i film appartenenti al filone “più discussi che visti”, o peggio ancora “più strumentalizzati che visti”. Se è vero che la sua interpretazione in chiave cospirativa sia quella che va per la maggiore, ergendolo addirittura a manifesto di qualcosa di imprecisabile, è anche vero che chi ne (s)parla può raramente vantare il privilegio – è proprio il caso di scrivere – di averlo visto. Soprattutto chi ne sparla, proprio perchè se l’avesse visto avrebbe fatto considerazioni ben diverse dal dire che si tratta di una rappresentazione eventualmente fedele della realtà di oggi, che il Green Pass e la pandemia erano state quasi “previsto” da questo film e via dicendo. 2022 I sopravvissuti va molto oltre i dettami figurativi, perchè alla sua base vi è un caso di omicidio (il che lo rende più un thriller distopico che altro), e perchè la filosofia narrativa è, al più, riconducibile ad un ecologismo molto in voga negli anni Settanta, che sembra temere inconsciamente di avere già fallito.

Soylent Green, distribuito in Italia col titolo 2022 I sopravvissuti, è anche fantascienza post-apocalittica del genere più classico, a cui moltissimi cineasti si sono finiti per ispirare e riproporre nelle salse più diverse tra loro, allineandosi volta per volta allo spirito del tempo (Zeitgeist) dell’epoca. Il film si basò, utilizzando una rigida contrattualistica, sul romanzo di Harry Harrison Largo! Largo! del 1966, da cui ha ereditato quasi tutti gli elementi narrativi, incluso il finale drammatico che, se alterato secondo gli schemi hoolywoodiani, avrebbe certamente perso gran parte del proprio senso.

Se poi è vero che il film ha suggestionato molte persone fidelizzate al pensiero complottista, va specificato fin da subito che all’interno di 2022 I sopravvissuti non si immagina una pandemia, bensì una forma esasperata di sovrappopolazione e inquinamento, che ha messo l’umanità in ginocchio: esacerbando, così facendo, le differenze tra ricchi e poveri, e condannando la Terra a patire un caldo asfissiante. Lo stesso caldo che è alla base di un racconto di zombi moderno piuttosto popolare, L’ estate dei morti viventi di John Ajvide Lindqvist con cui questo film scritto e diretto da Richard Fleischer potrebbe condividere qualche elemento narrativo quantomeno nel mood generale (e nella rivelazione finale).

La popolazione terrestre del 2022 viene infatti rappresentata come totalmente inebetita, ridotta all’egoismo più grottesco e priva di scrupoli verso i propri simili, in maniera non dissimile dal tipico conformismo dei walking dead che abbiamo conosciuto in mille salse registiche. E tanto per iniziare a rendere interessante il discorso – addirittura l’eroe del film, ben lontano dallo stereotipo “senza macchia e senza paura” – ovvero il Thorn dal viso marmoreo interpretato da Charlton Heston, non è esente da questa forma di egoismo: saccheggia le case in cui si reca per lavoro, solo per avere qualcosa in più per se stesso e per il suo amico.

Copertina originale del libro “Largo, Largo!” da cui è tratto il film. By It is believed that the cover art can or could be obtained from the publisher., Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=5104243

2022 I sopravvissuti , e gli anni in cui viviamo

Ho scritto all’inizio ed ho sempre specificato che i film vadano prima di tutto visti, e Soylent Green rientra a pieno titolo in questa specifica, dandone un senso espanso. La bellezza della sua estetica e l’ordine scientifico della sua regia fanno da contorno ad una narrazione originale e incontaminata rispetto al libro originale, dove si immagina un’umanità molto poco eroica, dai tratti grotteschi e disposta a qualsiasi cosa per un po’ di Soylent. In particolare per il Soylent verde, considerato il più nutritivo e raro: cibo sintetico, in sostanza, che nessuno sa cosa contenga realmente, e che il protagonista scoprirà solo nel finale.

I dettagli del film che hanno contribuito – piaccia o meno – alla sua popolarità in tempi recenti sono legati al cibo sempre più raro, definito “senza sapore e senza odore” (assonanza con uno dei sintomi più popolari del Covid-19), e la circostanza secondo cui chi non possieda un “permesso speciale” non possa circolare liberamente, per via del coprifuoco. Inutile sottolineare che questi sono appena i primi 120 secondi di film, che si tratta di una visione faziosa e che non tiene conto della reale filosofia del lavoro: che è ecologista, disperata, nichilista, e si avvale di un protagonista che si ispira ai vecchi western, dove i personaggi erano quasi sempre anti-eroi e non eroi classici. Le troppe interpretazioni volte a moralisticheggiare su divieti e chiusure dovute ad un’emergenza sanitaria imprevista (quanto, a dirla tutta, forse neanche imprevedibile), sono purtroppo sostanziali forzature della trama, che resta avvinta da un vago nostalgismo conservatore e soprattutto da un ecologismo considerato ormai utopico e definitivamente sconfitto – una volta, si dice, si poteva comprare la carne liberamente, mentre all’epoca dei fatti circola cibo sintetico, per l’appunto il Sylent Verde.

L’approccio riduzionistico-complottista al film, abbastanza analogo a quello che ha reso popolare su internet Essi vivono qualche tempo fa, rischia di risultare parziale o banalizzante: prima di tutto perchè il corpus narrativo del film è un singolare caso di omicidio, in cui la vittima, di fatto, non oppone alcuna resistenza – si sottopone alla morte con rassegnazione, quasi con una sorta di misticismo. A questo motivo di interesse ed originalità si potrebbe aggiungere la figura di Charlton Heston (Thorn), il “buono” della storia solo per convenzione, dato che appartiene comunque alla polizia che sta opprimendo l’umanità, elargendo sia cibo razionato che bonus per il suicidio assistito, ormai grottescamente legalizzato a causa della sovrappopolazione. Il riduzionismo della trama non funziona, in effetti, anche per questo motivo: Soylent Green è un film che pone il problema etico e mostra esplicitamente la tematica dell’eutanasia, qui esplicitata attraverso una asettica clinica in cui le persone possono, con una semplice firma, porre fine ai propri giorni legalmente. Tematiche che vanno molto al di là di quei primi 120 secondi su cui, spiace riconoscerlo, alcuni gruppi FB cinefili hanno finito per tessere le lodi per strumentalizzarne e decontestualizzarne il contenuto, senza badare alla bellezza autentica del film e, spiace doppiamente riconoscerlo, a scopo puramente propagandistico.

Fanno sorridere le piccole ucronìe del film, tra cui è impossibile non notare come si immagini il mondo del 2022 come popolato da manifesti e videogame con puro stile anni 70, il che finisce per rendere curiosamente vintage la pellicola considerando che dovrebbe essere ambientata ai giorni nostri (ed è stata girata quasi 60 anni fa). Non ci sono dubbi, peraltro, che la trama di Soylent Green sia stata magistralmente concepita ed incastrata tra mille dettagli, che tornano alla perfezione e rendono il film accattivante, angosciante e distopico. Oltre che, come dicevamo poc’anzi, ricco di tematiche di ogni tipo: dal sociale all’etico, passando per il filosofico ed il morale.

Note al film

Diretto da Richard Fleischer nel 1973 e sceneggiato da Stanley R. Greenberg sulla base del romanzo di  Harry Harrison sopracitato, 2022: i sopravvissuti evoca e anticipa gli orrori post-apocalittici de I guerrieri dell’anno 2072, che uscì solo qualche anno dopo e fu uno dei principali testimonial del genere, formalmente inventato da John Carpenter con Fuga da Los AngelesFuga da New York. Tanti altri film analoghi più recenti, come The divide, finiranno per prendere comunque spunto, almeno in parte, da questo modello narrativo e concettuale, mostrando rigorosamente eroi “uno di noi” che poi non facevamo quasi nulla di davvero eroico.

Soylent Green non è neanche un film caratterizzato dalle componenti d’azione tipiche del sottogenere, e anche per questa ragione si tratta di un unicum vero e proprio, anche (e forse soprattutto) per via dei vincoli contrattuali. Greenberg non voleva infatti renderlo un action movie, come l’istinto e la moda avrebbero imposto per un film del 1973, per cui inserì da contratto il divieto di aggiungere o modificare dialoghi già impostati. Per questo motivo, 2022: I Sopravvissuti è uno dei pochi film in cui vedremo un climax narrativo realmente unico nel suo genere, più “ragionato” e riflessivo della media e, di fatto, del tutto privo di componenti d’azione insulse o asettiche. Se il film ha un ritmo forse lento all’inizio, poi, diventa un capolavoro di tensione e paura giusto nei minuti finali, in cui emerge la disperazione di una scoperta che l’umanità non può comprendere, e che condannerà i protagonisti all’eterno oblìo.

Considerazioni sui contenuti del film

La tecnologia usata in Soylent Green (dai telefoni senza fili, riservati alla polizia, in poi) è di natura puramente repressiva: si tratta di un mondo realistico, quasi ballardiano, distopico quanto poveristico, in cui miseria e fame la fanno da padrone ed emerge la figura di Thorn, un poliziotto dai modi rudi, dai tratti umani solo con l’amico di sempre (un ex docente universitario e bibliofilo). I suoi modi sono gli stessi che oggi definiremmo machisti (finisce a letto con la protagonista più giovane e avvenente, quasi senza un contesto), rendendolo un personaggio in cui identificarsi solo a determinate condizioni e tutt’altro che integerrimo, proprio per quella forma di “sano” egoismo che lo caratterizza (e che sembra il tratto distintivo dell’umanità del 2022: forse solo in questo si potrebbe, al limite, parlare di “profezia”). Di fatto Thorn e il suo cinismo non sarebbe sfigurati in un qualsiasi poliziottesco all’italiana prodotto in quello stesso periodo.

Proprio dalla commistione tra la descrizione del (presunto) mondo del 2022 e gli elementi tipici del poliziesco esce fuori la novità, l’innovazione, ciò che Fulci avrebbe raccontato come la bomba che cerca di far deflagrare il genere. Soylent green è un prodotto atipico e parecchio diverso dalla solfa che ci ha sempre propinato questo sottogenere, proprio perchè si focalizza come un poliziesco futuristico e non come la classica fantascienza pessimista o antropologica. Se da un lato, infatti, vediamo il consueto mondo degradato del futuro (oggi diremmo del presente, in effetti) – in cui i poveri sono sempre più poveri, la gente vive nelle auto, le donne sono grottescamente oggettificate e solo pochi ricchi possono permettersi vita agiata, aria condizionata, maggiordomo, televisione e sesso – dall’altro l’indagine di Thorn prende una piega inaspettata, proprio perchè sta cercando l’assassino di un dirigente dell’azienda che produce il Soylent Green. Da un lato troviamo la popolazione che viene continuamente repressa dalla polizia (repressione a cui partecipa anche Thorn, c’è da rilevare, prefigurando l’identificazione del suo personaggio con un pubblico tutt’altro che progressista, in effetti), mentre dall’altro i più abbienti godono del proprio status che, oltre ad essere sostanziale, tende a garantire loro la totale impunità.

Alla base del film vi è la ricerca spasmodica (e diretta erede del feeling anti-consumista che rappresentò anche Romero in Zombi, ad esempio, per quanto con motivazioni socio-politiche piuttosto differenti) di questo prodotto, ambito perchè esso può garantire la sopravvivenza del genere umano. Soylent Green è diventata, ad oggi, una delle citazioni più abusate della cultura pop, e deriva proprio da questo film: lo citano gli Iced Earth nell’album Dystopia, i NOFX, i :wumpscut:, ma fanno lo stesso anche Futurama, Simpson, South Park e l’elaboratissimo film di fantascienza Cloud Atlas. Il Soylent (a proposito di consumismo) è stato anche commercializzato come bibita, ideata dall’ingegnere elettronico Rob Rhinehart, come bibita di vari sapori sulla falsariga di quanto indicato nell’intreccio, ed è disponibile mediante il sito ufficiale Soylent.com (tuttora funzionante).

Non a caso, il film è noto in lingua anglofona come Soylent Green, il che viene rimarcato più volte all’interno del trailer ufficiale. In italiano il titolo è poi diventato “2022: I sopravvissuti“. Non abbiamo dubbi, a questo punto, che possa diventare uno dei film retrò di fantascienza più popolari di quest’anno, anche in vista della quantità spropositata di meme che sono circolati a riguardo (ed ora va in onda il secondo tempo del film 2022 i sopravvissuti, annunciato da Marina Morgan, è finito anche tra i suggerimenti di Google se si cercano informazioni sulla pellicola). Con l’avvertenza, non da poco, di farsi un’idea in modo autonomo e prima di usarlo come meme o riferirlo in qualsiasi modo, ci si prenda il “lusso” di guardarlo con attenzione dall’inizio alla fine.

Soylent green e i film di zombi

Elegante, compatto ed accattivante nel suo incedere, 2022 I sopravvissuti è un classico di ogni tempo della fantascienza, che si pone come critica embrionale al positivismo vacuo che ci attanaglia in parte ancora oggi, confermando una tendenza al nichilismo più disperato che iniziava a farsi strada, tra le sceneggiature già da qualche anno.

Non un virus, quindi, alla base del disagio e delle morti, bensì la sovrappopolazione, frutto di una società che si pone come apparato digerente degli esseri umani e finisce per esaltare le miserie dei molti e i vacui agi dei pochi. Per certi versi, poi, ci troviamo di fronte ad una dimensione narrativa espansa, ed in qualche modo invertita, dell’universo zombi: non morti viventi che anelano al nostro cervello, bensì noi stessi che abbiamo bisogno di cannibalizzare altri esseri umani, non importa a quale costo. Del resto la lezione del Covid-19 in tutto il mondo (senza scomodare dietrologie ridicole e paragoni impropri, o addirittura offensivi, coi futuri profetizzati dai tanti film distopico-nichilisti di ogni ordine e grado), dice proprio questo: dobbiamo riprendere contatto con la nostra dimensione umana, a partire da quella relazionale, per poter ricominciare a vivere più felicemente sul nostro pianeta. Anche film recenti, acclamatissimi e quasi altrettanto apocalittici come Don’t look up, a ben vedere, raccontano proprio questo.

Soylent green fu anche l’ultimo film di Edward G. Robinson , che morì poco dopo la fine delle riprese e che, secondo IMDB, era gravemente malato da tempo. Questo ovviamente creò dei problemi in fase di riprese, soprattutto quando avrebbe dovuto rispondere subito ad altri personaggi (senza così perdere il ritmo delle battute), e comportando che il regista dovesse ricorrere ad alcuni stratagemmi per poter effettuare dei tagli al girato senza perdere continuità. Ciò comportò anche che il povero Robinson, che vantò ben 91 film nella propria carriera, in molti casi si trovasse a continuare a recitare anche quando le riprese non avvenivano, poichè non sentiva gli stop scanditi dal regista a causa di una forma abbastanza grave di sordità.

Esiste anche una chicca per videogiocatori retrogamer all’interno del film: viene infatti mostrato il videogioco Computer Space, realizzato dal futuro fondatore della Atari Nolan Bushnell, che fu anche l’artefice del mitologico Pong. Il videogioco compare, per motivi non noti, con colori diversi rispetto a quelli dell’originale, e viene rappresentato come una forma di intrattenimento del futuro riservata ai ricchi (in realtà fu uno dei videogame popolari nelle vecchie sale giochi).

2022: I sopravvissuti è generamente noto tra i cinefili nella sua edizione import in DVD Warner, dove si prefigura come un elegante cofanetto edito nel lontano 2003 (questa edizione non ha l’audio in italiano, ma presenta almeno i sottotitoli). Su Youtube il film è disponibile in italiano da qualche tempo.


Statistiche. Questo articolo contiene 2524 parole. Questo blog esiste da 2.738 giorni e contiene 697.807 parole in tutto. L’ID di questa pagina è: 3e664-9b41f-fb10d-1ec7e-a00fd-16af5-38905-58e92