L’assassino ti siede accanto (Venerdì 13 Pt. II, S. Miner, 1981)

Quanto successo nel primo “Venerdì 13” viene raccontato come una leggenda, che ha finito per trasformare Crystal Lake in Blood Camp. I soliti ragazzi vanno a divertirsi e a far finta di imparare i fondamentali della sopravvivenza in un campo, ma un’oscura presenza sembra aggirarsi nel bosco…

Secondo episodio della saga: parzialmente diverso da come potreste aspettarvelo (nessuna maschera da hockey e tanta tensione che diventa più che altro attesa). Variazione sul tema che sa un po’ troppo di remake, ma con script e trama accettabili ed un crescendo finale valido.

Ci sono un orso ed un coniglio nella foresta che stanno facendo i loro bisognini. Ad un certo punto l’orso guarda in basso verso il coniglio e dice: “Mi scusi signor coniglio, non avrebbe per caso un po’ di carta igienica?” “No, signor orso, mi dispiace”. Allora l’orso prende il coniglio e si pulisce il culo.

E vi risparmio per decenza le altre barzellette che i ragazzi si raccontano per “divertirsi”, tra una canna e l’altra. Il livello di questo secondo episodio non sale certamente per la presenza di chicche come quella riportata, e non escludo che la furia assassina si sia potuta scatenare anche per castigare pensate di questo tipo, che servono – lo dico purtroppo chiaramente – solo da vuoto riempitivo in attesa della mattanza. Si insiste poco o nulla sullo splatter, mentre Jason viene introdotto un po’ a casaccio, quasi fosse un elemento accessorio e non il vero protagonista della vicenda.

Senza considerare le solite illogicità di fondo di questo genere di film (ad esempio: è così ovvio che una ragazza voglia fare il bagno da sola – nuda, ovviamente – a notte inoltrata? Oppure, perchè mai in un baita per nerd c’è una lancia (!) vera che sembra pronta ad essere usata dal primo maniaco di turno?), la trama appare piuttosto debole anche al netto di questi accessori, odora di remake per buona parte dello svolgimento e certi dettagli sono francamente inaccettabili: vedi la sega elettrica che si prefigura anch’essa come futura arma impropria (serve per tagliare un piccolo ramo, peraltro), o considerate la coppietta che vuole ad ogni costo andare a Blood Camp perchè “così potranno raccontare in città di esserci stati“. Wow. Passi la rappresentazione sterotipata dei giovani imbecilli falsamente sicuri di sè, contrapposti al redneck che sembra avere torto ed è invece l’unico ad avere ragione, ma qui si esagera, e meglio avrebbe fatto Miner a curare alcuni dettagli che sarebbero stati utili per divagare, approfondire, “asciugare” la durata del film E, quando tutto manca, mostrare un po’ di sano gore iper-violento. Niente di tutto questo, invece, perchè nel frattempo è passata mezz’ora o poco più e Jason, salvo rarissimi momenti, viene declassato più ad una sorta di Nightmare mal riuscito che ad altro. Un peccato perchè la sua comparsa, quando viene finalmente inquadrato in volto (e ciò avviene nel modo più sgradevole possibile, ovviamente), è qualcosa di davvero memorabile. Tra gli aspetti meno considerati, vi è una vera e propria modalità standard negli assalti del mostro, che ad esempio ama attaccare le vittime alle spalle, mentre la scena viene ripresa quando le prede guardano la camera,  in modo che lo spettatore veda tutto: una caratteristica da veri voyeur che i fan più consumati riconosceranno anche negli episodi successivi.

“Jason sta ancora vagando … nel bosco.”

La figura di Jason si delinea come quella di un selvaggio deforme, cresciuto letteralmente nei boschi cibandosi di animali selvatici, e sviluppando un istinto omicida derivante dall’aver assistito da giovanissimo alla morte della madre. Da come viene descritto sembra quasi una sorta di essere mitologico, uno yeti crudele di cui si parla tanto e che esita parecchio ad apparire sulla scena. Quando lo fa sono ottimi momenti (vedi la sua soggettiva con coltellaccio in mano), e fanno tirare un sospiro di sollievo al fan che nel frattempo stava appisolando. Alla fine, quindi, non sarebbe neanche male come film (discreta anche la sorpresa nel finale, ma rende poco l’idea ed appare piuttosto illogica), visto che – a parte l’intro un po’ noiosa – l’episodio vive di vita propria, e non risulta neanche autocelebrativo: il vero problema de “L’assassino ti siede accanto” è quello che succede prima che l’assassino … sieda accanto! Dialoghi troppo sconcludenti, poco realistici, ragazzi di 18-20 anni un po’ troppo ingenui, momenti in cui le attrici vengono riprese manco fossero ballerine di lap dance o signorine di “Colpo grosso”; in fondo, a ben vedere, quello che diventerà poi una sorta di stereotipo negli anni successivi per film di questo tipo. Da vedere se ne avete voglia, e potete tranquillamente distrarvi per tutta la prima parte.