Hatchet (A. Green, 2006)

Un gruppo di turisti resta bloccato su un torrente infestato di alligatori: ma a quanto pare il vero problema non è quello…

In breve. Slasher di tradizione ottantiana ben concepito per quanto molto semplice ed essenziale nella trattazione. Introduce il villain  Victor Crowley, un ragazzo deforme tenuto alla larga dal mondo dal padre boscaiolo (ed interpretato da Kane Hodder, uno degli stuntman che hanno vestito numerose volte i panni di Jason Voohres).

Hatchet” è un semplice film-collage neanche troppo originale, divertente quanto potrebbe esserlo uno diretto a più mani da Jess Franco (RIP), Tobe Hooper, Peter Jackson, Russ Mayer e chi più ne ha ne metta. Non per questo, tuttavia, è un lavoro banale o logorato come avviene per decine di suoi epigoni: con un occhio rivolto ai capolavori del passato (Non aprite quella porta, Venerdì 13, Quel motel vicino alla palude) Green riesce a conferire sufficente compattezza alla storia, che si lascia guardare con rilassatezza strappando più di un sorriso durante la visione. Non è ovviamente il primo splatter demenziale della storia, questo è sicuro, ma di certo si candida a diventare il primo di una lunga serie.MV5BMTU1MTY2MzUxM15BMl5BanBnXkFtZTcwMjM4NjE1MQ@@._V1_SY317_CR1,0,214,317_

Scritto e diretto da , “Hatchet” è un omaggio divertito ed essenziale ai b-movie di ogni ordine e grado, con particolare riferimento al sottogenere “mostro nell’oscura palude” tanto in voga negli anni scorsi, di chiara ispirazione Tobe Hooper e non solo. La seriosità di quest’ultimo, tuttavia, viene a cedere neanche troppo clamorosamente all’impellenza di fare un film “da ridere” (in parte), oltre che zeppo di omaggi al cinema di genere. La storia, di per sè, è inerente un gruppo di turisti che fanno una visita guidata su un torrente e che, guarda caso, restano bloccati proprio nelle vicinanze dell’abitazione di un inquietante essere che, secondo la leggenda, dovrebbe essere morto da anni.

E come fare a mantere vivo l’interesse del pubblico, quando tutto manca? Infacendo lo script di battute e momenti demenziali (la bionda che ritrova il cellulare smarrito grazie alla suoneria dei Take That), evitando di appesantire l’intreccio con digressioni inutili ed utilizzando impunemente le tette di Mercedes McNab e Joleigh Fioravanti, perfette nella parte di attrici sciocchine guidate dal “guru” del porno Doug Shapiro (Joel Murray). Non si capisce, a questo punto, perchè scegliere “This is the new shit” di Manson come traccia di apertura, creando presupposti apparentemente seri per un film senza un intreccio approfondito ma tutto sommato validissimo nel suo genere: soprattutto, direi, dichiaratamente trash, degno della Troma dei tempi d’oro. Per il resto c’è tutto: il nerd semi imbecille, l’amico propenso al sesso facile ed emulo di Eddie Murphie, la scream queen bella e dannata (Tamara Feldman), ed ovviamente il villain sporco e cattivo che ricorda un po’ Jason un po’ i mangiatori di uomini di Wrong Turn. A differenza di quest’ultimo, “Hatchet” possiede comunque il pregio di una maggiore fluidità, e riesce ad intrattenere senza degenerare in superficialità eccessivamente idiote.  Forse non ha senso porsi ulteriori problemi di fronte a prodotti del genere, che non decadono qualitativamente e rimangono gradevoli da guardare, per quello che vale e per chi li ama, soprattutto in compagnia. All’interno del film sono presenti i cameo di Robert Englund e Joshua Leonard (all’inizio, rispettivamente Freddy Krueger ed uno dei ragazzi di Blair witch project), di Tony Todd (Candyman) e ovviamente di Kane Hodder (Jason, tributato praticamente dall’inizio alla fine).