Una relazione di coppia, forse in crisi da tempo, viene messa alla prova dall’arrivo di una serie di ospiti inattesi.

In breve. Ottima resa visiva, ma idea di fondo interessante quanto carente dal punto di vista del coinvolgimento. Le sequenze che compongono la storia sembrano avvicendarsi sulla base di un semplice flusso di coscienza, ed i rimandi sono troppi (e troppo complessi) per poter davvero apprezzare il film.

Mentre finivo di vedere questo film andavo mentalmente alla ricerca di un’immagine che potesse descriverlo: con il rischio di essere massacrato da chi lo ritiene un capolavoro a prescindere, e quello ulteriore di passare per lo scemo che si mette a ridere durante i funerali, ho pensato ad una vecchia barzelletta seppellita tra i miei ricordi. Secondo questa storiella, infatti, un prestigiatore si trova in treno e fa amicizia con il suo compagno di viaggio, chiacchierando del più e del meno. Ad un certo punto il mago si slaccia il Rolex che porta al polso, e lo butta dal finestrino senza dare spiegazione. Il passeggero rimane stupito e non dice nulla, ma una volta arrivati a destinazione insiste per offrire qualcosa al mago, da cui è rimasto affascinato. Il prestigiatore entra nel bar, decide di prendere un cornetto, lo apre e … sapete cosa trova dentro? La crema.

Insomma, quello che intendo sono premesse giganti per conclusioni di media dimensione. Non riesco a trovare una cosa più efficace per descrivere questo – notevole visivamente, non c’è dubbio – film di Aronofsky, noto per i suoi lavori eccentrici, cupi e poco lineari, di cui si finisce per rimpiangere le origini (Requiem for a dream, il teorema del delirio). In effetti Madre! assume più la parvenza di un’occasione persa che di un magistrale saggio di cinema (come molti, bontà loro, hanno sostenuto). Nessun personaggio viene mai chiamato per nome, ad esempio, salvo svelarli durante i titoli di coda: un espediente un po’ fine a se stesso, forse, che ricorda quello usato in Begotten, con la differenza che in quest’ultimo qualcosa in più si capiva (e quello di Merhige è uno dei film più criptici mai usciti nella storia del cinema, beniteso).

Secondo le intenzioni registiche, l’ingresso degli ospiti inattesi dovrebbe tra l’altro raffigurare una metafora della sovrappopolazione, dei problemi della ghettizzazione e dell’immigrazione, trattati in modo caotico come si evince anche dalla dichiarazione del regista a riguardo (Sono tempi folli per vivere. Mentre la popolazione mondiale arriva a circa 8 milioni affrontiamo problemi troppo difficili da scandagliare: gli ecosistemi collassano mentre assistiamo inermi all’estinzione ad una velocità mai vista; le crisi dei migranti disgregano i governi, gli Stati Uniti prima incoraggiano poi bocciano schizofrenicamente un trattato sul cambiamento climatico, antiche dispute e credenze continuano a pilotare guerre e scissioni; il più grande iceberg al mondo, nel frattempo, va alla deriva ed inizia a sciogliersi […] Da questa zuppa primordiale di angoscia e impotenza questo film è finalmente uscito fuori, come un sogno febbrile), per quanto una delle principali ispirazioni dichiarate sia L’angelo sterminatore di Luis Buñuel. In seguito il regista ha optato per una spiegazione biblica, per quanto gli stratagemmi in tal senso mi sembrino poco percettibili (ad esempio: il reggiseno della Pfeiffer di colore verde con motivo a forma di foglie, ad evocare il mito di Adamo ed Eva).

I film vanno visti, non vanno spiegati nè brutalizzati da recensioni arbitrarie (sulla carta come sul web): cosa che eviterò di fare, senza rinunciare ad evidenziare certi dialoghi al limite del puerile (“Niente è mai abbastanza“e “Avevo dato tutto per te” sono frasi da film per teenager, anche se potrebbe essere un problema di doppiaggio) che a mio umile avviso mal si adattano ad un lavoro epico, concettuale e che richiama “altro” per sua spontanea ammissione.

Sono tantissimi i film che raccontano una non-storia, e che sono passati alla storia (mi si passi la ripetizione) per averlo fatto: Madre! si candida ad essere un film da affiancare a capolavori del “non completamente espresso”, come Strade perdute o Dogville (il film di Von Trier possiede più somiglianze con questo di quanto possa sembrare, soprattutto a livello narrativo). È certamente entusiasmante mettersi alla visione di questo film, di questo va dato atto: ti racconta della progressiva evoluzione del rapporto tra la coppia (lei remissiva, mite e di buona volontà – oltre che splendida in ogni senso – lui creativo, enigmatico e propenso alla socialità), coppia che probabilmente – il condizionale è d’obbligo – simboleggia qualcosa, che poi si diluisce in una pura supercazzola come se fosse antani. Da un altro punto di vista, si assiste l’introduzione di elementi che tendono ad rendere la visione semplicemente caotica, al limite dell’orgia visuale (leggasi: auto-compiacimento, per non dire seghe mentali) soprattutto durante la seconda home invasion. Le home invasion, del resto, sono tipiche del cinema horror (You’re the next), ed hanno in comune con quelle di Madre! l’essere perpetuate da perfetti sconosciuti, senza un motivo apparente: qui lo spunto era ancora più invitante, perchè si parla di persone mediamente amichevoli (non sembra un azzardo pensare a Society) che poi manifestano ostilità o indifferenza verso La Madre, senza che la stessa riesca a rendersi conto del perchè e senza che possa cambiare questa cosa in alcun modo. La realtà di Madre! sembra statica, vittima di una necessità cristallizzata, immutabile, in cui i personaggi si muovono quasi sempre in modo inconsapevole.

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Al là della chiave di lettura che preferiate, o della sua spiegazione più o meno lecita (ammesso che ci sia, o che ce ne sia solo una ammissibile) resta il fatto che Madre! è un film bizzarro, che possiamo suddividere in due parti: la prima giganteggia spaventosamente sulla seconda. Se all’inizio si costruiscono rapporti tra personaggi degni di menzione e si instaura un clima di tensione, ricco di “non detti” profondi ed intriganti, con il trascorrere della pellicola tali elementi tendono a disorientare il pubblico, che rimarrà in bilico per quasi due ore in attesa di assorbire una spiegazione che in realtà non potrà cogliere (almeno, non a mio parere). Nella prima metà, quindi, si sprecano le premesse accattivanti, si avverte la sensazione di stare per assistere ad una caduta dentro un precipizio; nella seconda si punta sull’effetto sorpresa, con risultati con mio avviso discutibili ed un legame con la prima sorprendente quanto, purtroppo, labile. Se il ritratto del personaggio della Madre è notevole, con tutte le considerazioni a carico (compresa quella, tutt’altro che banale, del mix di responsabilità e presunzione che comporta esserlo), il resto fa smarrire quasi ogni filo logico alla trama, che diventa una sorta di incubo ad occhi aperti, surreale nei limiti del “vorrei, ma non posso“.

La storiella del prestigiatore che ho citato all’inizio, per questi motivi, mi sembra una discreta allegoria di questo film, il quale sembra riservare dall’inizio segreti esoterici (stesso aggettivo usato dalla Pfeiffer per descrivere il copione, dopo averlo letto) a vantaggio dei fortunati spettatori che lo vedranno – e che invece finisce per disseminare dubbi su quello che si è visto, oltre alla sgradevole sensazione di aver perso qualche dettaglio per strada. Restano le interpretazioni sublimi dei personaggi e l’ambientazione sinistra all’interno di una grande casa (madre), il che assume un’evidente valenza simbolica e che richiama il leitmotiv delle case maledette che sanguinano, sono una metafora della Madre e nascondono storie terrificanti.

Quello che non funziona, a mio avviso, è l’effetto complessivo che produce Madre! sullo spettatore che, per quanto ben disposto nei confronti del regista, sarà inevitabilmente spiazzato dalle sue scelte, dal suo modo di condurre una trama non raccontabile per poi arrivare ad una conclusione vagamente di maniera (il ritorno “al principio”, il cuore di Madre ed un pretenzioso cerchio che sembra richiudersi). A favore del film, un’ottima scelta stilistica e di ritmo, e l’aver utilizzato (grande merito, a mio avviso) la narrazione frammentaria ed illogica che accomuna i grandi capolavori dell’horror irrazionale: Antichrist di Von Trier, il seme della follia di Carpenter e molti altri film che sanno raccontare meglio, a mio avviso, il quadro di una società impazzita, sovraffollata o intollerante che sia.

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Madre! (D. Aronofsky, 2017)
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06/06/2018