Recensione

Ennio: lo abbiamo visto ieri in anteprima al cinema

Ennio Morricone torna al cinema per un documentario dettagliato e lunghissimo sulla sua vita, attraverso le sue testimonianze dirette e quelle dei vari registi e musicisti con cui ha lavorato: Clint Eastwood, Quentin Tarantino , Oliver Stone, Terrence Malick, Hans Zimmer, Barry Levinson, Dario Argento, Kar-Kai Wong, John Williams, Bernardo Bertolucci, Quincy Jones e moltissimi altri ancora. Ennio è diretto da Giuseppe Tornatore (Nuovo Cinema Paradiso, Malena), un regista che guarda caso deve molto alle musica del Maestro.

Un film come Nuovo Cinema Paradiso, in tal senso, non sarebbe stato valutato egregiamente e rimasto nella memoria del pubblico se non ci fossero state le indimenticabili musiche di Morricone. “Indimenticabili” è un aggettivo a volte stereotipato, imposto da convenzioni che seguiamo senza nemmeno accorgercene, ma non è questo ilcaso: Ennio emerge come film autentico, struggente e commovente soprattutto nel mostrare il riserbo, la timidezza e il contrappasso della grande convinzione dei propri mezzi con cui ha sempre lavorato Morricone.Ma anche nel mostrare la trasversalità della sua musica, amata dai Metallica (che aprono i loro concerti sulle note de Il buono, il brutto, il cattivo) come da Joan Baez, Edoardo Vianello e Gianni Morandi.

Film come Sacco e Vanzetti, del resto, sono rimasti impressi nella memoria collettiva anche per via delle musiche del compositore italiano, ma la lista non finirebbe mai: dalle prime musiche per Morte di un amico di Franco Rossi (1960) fino a Il sole è buio di Giuseppe Papasso (2016), senza contare le oltre cento canzoni anni 60 da lui splendidamente arrangiate. 60 anni di attività prolifica con un totale di circa cinquecento colonne sonore realizzate, motivo per cui venne anche grottescamente criticato da qualche collega, si racconta nel film. Nella fase anni 70, poi, Morricone potè dare sfogo ad uan grandissima verve sperimentale e rumoristica, creando una delle sue musiche forse più belle in assoluto (Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto) oltre ai thriller in voga all’epoca, da L’uccello dalle piume di cristallo in poi: Una lucertola con la pelle di donna, Il gatto a nove code, Cosa avete fatto a Solange, Giornata nera per l’ariete e molti altri.

Ennio – in alcuni cinema italiani già ieri e oggi (30 gennaio), in tutte le sale a febbraio – ripercorre nel dettaglio la carriera del compositore e direttore d’orchestra, classe 1928 e scomparso quasi due anni fa, mostrando filmati di repertorio inediti tra cui l’artista intento a suonare, molto giovane, la tromba presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.

Conservatorio dove si diplomò sia in tromba che in composizione, seguito da una delle figure più importanti e controverse per la sua formazione, Guido Petrassi. La figura di quest’ultimo fu decisamente influente per la sua idea di musica originale e composizione, ovviamente, ma Morricone crea (e il film-documentario lo evidenzia a più riprese) un distacco dalla scuola classica, “osando” creare musiche per film (all’epoca considerato disonorevole per un compositore) e miscelando elementi sperimentali con musica più orientata sul pop. Ne fuoriesce la bellezza unica, impareggiabile e determinante per il successo del compositore, da sempre in bilico tra melodia e sperimentazione e con numerosi inserti rumoristici (Il barattolo di Gianni Meccia, ad esempio). Non è un caso, forse, che il titolo in lavorazione sia stato Lo sguardo della musica.

Morricone del resto fu un maestro assoluto nel padroneggiare il contrappunto, l’arte di combinare più suoni e melodie con il canto dato: cosa che, peraltro, non si limitò ad introdurre nelle numerose sperimentazioni sonore che azzardò nei gialli thriller italiani anni 70, e che facevano parte del suo stile fin dai tempi in cui collaborava con la RCA, contribuendo ai successi di, per citarne uno su tutti, il brano Se telefonando interpretato da Mina (il ritornello era caratterizzato da un cambio progressivo della nota tonica per ben quattro volte, cosa mai sentita fino ad allora). Al tempo stesso, fin dagli esordi della sua carriera, Morricone studiò all’estero entrando in contatto con la musica sperimentale realizzata da John Cage (che innovò la composizione con un mix di comuni rumori domestici e qualche nota di pianoforte), rimanendone affascinato e riproponendola a più riprese nelle proprie idee.

Ennio è un documentario ricco di dettagli che faranno felici i cinefili come i fan del compositori (i due gruppi spesso coincidono), con vari filmati inediti di repertorio e numerosissime interviste, ricordi d’epoca e impressioni. Intervallando una lunghissima intervista a Morricone con le testimonianze di vari registi che hanno lavorato con lui (da Sergio Leone a Quentin Tarantino, le cui musiche originali di The Hateful Eight gli valsero un Oscar nel 2015), si evidenzia anche la questione degli Oscar mancati per ben 5 volte, poi recuperati con tanto di scuse formali e grande commozione del maestro.

Il sodalizio con Sergio Leone viene messo molto in risalto dalla regia di Tornatore, dato che fu uno dei più profilici in assoluto della sua carriera, creando le musiche indimenticabili che ricordiamo ed associamo a quei western ancora oggi. Non solo, le musiche di Ennio Morricone hanno costruito in alcuni casi veri e propri “piani paralleli” rispetto alla narrazione dei film, parlando un linguaggio universale e facendo accettare al pubblico diversi toni musicali fino ad allora mai sentiti. Un abusato stereotipo, infatti, imporrebbe che la musica sperimentale sia riservata ai colti, agli adepti del pubblico in grado di decifrarne i segnali: l’effetto paradossale di questa idea diffusissima è che tanto dello sperimentalismo musicale non viene mai compreso sul serio, se ad esempio prendiamo alla lettera la reazione del pubblico che ride (vedi video che ho incluso nell’articolo) mentre ascolta ed osserva John Cage annaffiare una pianta dentro la vasca da bagno, per poi suonare una nota e sbattere il pianoforte. Forse il punto è che il pubblico di nicchia esiste, ma non esiste sul serio, e in ogni caso Morricone sembra aver risolto il paradosso universalizzando suoni, rumori e musica in un’armonia che risuonerà ancora per molto tempo.

 


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