Giornata nera per l’ariete (L. Bazzoni)

Dallo stesso regista de “Le orme”, un thriller italiano sopra le righe con finale a sorpresa.

Descritto dai più come film contorto che predilige la forma sulla sostanza, si tratta in realtà di un piccolo gioiello del cinema di genere all’italiana firmato dal regista de “Le orme”. Molte tematiche sono in effetti comuni (la follia, lo sdoppiamento della realtà e la sua distorsione), qui sono molto meno approfonditi, ma c’è certamente più classe cinematografica. L’intreccio è tratto, molto liberamente a quanto pare, dal romanzo The Fifth Cord di David Macdonald Devine.

Nella scena iniziale durante una festa di capodanno il timido John Lubbock – un giovane insegnante – assiste con sofferenza alle effusioni di Isabelle, ricchissima donna del posto, con il suo più grande collega (Valmont), suo promesso sposo. Poco dopo Lubbock viene aggredito da uno sconosciuto mentre torna a casa, mentre Andrea, un giornalista con problemi di alcool, cerca di ricucire il suo rapporto con Helena, la sua ex compagna.

Iniziano poco dopo una catena di omicidi, legati da un filo apparentemente legati alla persecuzione del giovane professore, ma la verità è molto diversa – verrà rivelata solo negli ultimi minuti del film. La prima a morire è la moglie semi-paralizzata del dottor Binni, proprietario ed azionista del giornale in cui lavora Andrea: successivamente il capocronista, ritenuto co-responsabile del licenziamento dal protagonista, viene trovato morto in un parco apparentemente per infarto. La polizia arriva a sospettare dello stesso giornalista, e successivamente muore Isabelle, proprio quando si era decisa a contattare Andrea per comunicargli qualcosa di importante. Infine ad una prostituta tocca la medesima sorte: ogni delitto contiene un preciso indizio, ovvero un guanto con un dito mancante in più ogni volta, a sottolineare il numero di vittime che mancano.

Alcuni dettagli sono quindi aggiunti alla trama, ma hanno il difetto di essere poco espressivi e servono, per l’occhio dello spettatore, soltanto a confondere ulteriormente le acque. C’è anche qui, come nella tradizione argentiana, il particolare sfuggente che tormenta Andrea, e che lo accompagnerà fin quando non riuscirà a bloccare l’assassino che sta per aggredire il figlio di Helena, dopo essere penetrato in casa sua. Interessante come il bambino debba fronteggiare questo autentico “uomo nero” da solo, mentre la madre è fuori casa e gli ha giurato per telefono qualche istante prima che l’uomo nero non esiste.

Incredibilmente si scopre che il filo conduttore degli omicidi è il fatto di essere commessi di martedì, la giornata di Marte, astrologicamente considerata una giornata favorevole per i nati nel segno dell’Ariete, come l’assassino: si tratta dello stesso Lubbock, il quale ha architettato una messinscena legata alla sua superstizione, solamente perchè è geloso non di Isabelle ma del suo collega Valmont. Gli altri omicidi servivano soltanto per sviare le indagini ed occultare la sua vendetta.

Nonostante l’azzardo del finale la sceneggiatura è abbastanza solida, considerata nella sua interezza: tuttavia alcuni aspetti del film andavano approfonditi con maggiore attenzione, cercando di collegare meglio i vari personaggi che in verità rimangono abbastanza sconnessi (il film rimane poco impresso, tant’è che ho dovuto rivederlo una seconda volta per recensirlo). Superato questo difetto di massima, le interpretazioni sono molto convincenti, ed ho trovato particolarmente azzeccato lo stile da noir puro con Andrea che, con il suo impermeabile caratteristico, commenta dall’esterno lo svolgimento dei fatti nel finale, neanche fosse il cinico Henry Fonda di “Milano odia…”.

La frase dell’assassino a circa metà film (“La prossima vittima è già scelta, il modo della sua fine deciso. Al di là dell’esaltazione c’è qualcosa di profondamente divino nel trasformare un essere sofferente in materia inanimata, per l’eternità“) è ripresa dal pezzo “94x Flashback di massacro” di “Misantropo a senso unico” dei Cripple Bastards.