Pensare ai registi di “Eaters” snobbati dalle case di produzione italiane, tanto che il film è uscito per l’home video esclusivamente sul mercato inglese (un prodotto italiano introvabile in Italia, tanto per capire l’assurdo), francamente fa abbastanza incazzare. Se pensiamo che la distrubuzione è avvenuta grazie ad Uwe Boll – sì, quello di Postal e di svariate altre fetecchie – questo farà certamente alzare più di un sopracciglio. Del resto, e lo dico come semplice constatazione dei fatti, molti di quelli che l’hanno stroncato lo hanno fatto dopo aver visto il trailer (e basta), e questo forse fa capire quanto il cinema sia diventato genere di consumo.

Uno degli effetti collaterali di internet, analogo alle discografia scaricate e mai ascoltate, è esattamente questo. Inoltre, come se non bastasse, film del genere sono purtroppo crudelmente tagliati fuori dal circuito “usa e getta” delle produzioni faraoniche, col risultato che i produttori finiscano per sopprimere generi per intero solo perchè vedono il pubblico dileguarsi (vedi la sostanziale morte del western, ad esempio). In aggiunta, in un periodo in cui il pubblico è sempre più schizzinoso e vede il “già visto” anche quando non c’è (io stesso lo faccio spesso, di questi tempi), esce fuori Eaters, un horror di quelli seri: un film non proprio idoneo alle serate di RaiUno del sabato sera, truculento, feroce e pieno di azione. Boni e Ristori se ne infischiano dei gusti della massa, evidentemente, e fanno benissimo.

Eaters è un film di zombi piuttosto tipico: la storia è quella di un gruppo di uomini (ed una donna) che cercano di sopravvivere ai cadaveri ambulanti che, ormai, hanno preso il sopravvento. Uno scorrere sanguinolento piuttosto fluido, che richiama pesantemente film poco noti come “Il giorno degli zombi” ed in cui, senza mai sconfinare nel plagio, le citazioni sono doverose e quasi “commoventi” per i fan più navigati: a cominciare dallo scienziato che studia i morti viventi, passando per gli zombi parlanti, gli esperimenti sui cadaveri ed i corpi mutilati e ridotti a semplice macelleria. Gli “eaters“, peraltro, si muovono velocissimi e, a quanto vediamo, riescono a parlare e – udite udite – ad usare le armi. Non guasta che siano presenti buoni effetti (davvero spettacolare lo splatter, per essere un low budget), una discreta trama ed una recitazione forse non eccelsa, ma – credo – solo perchè saldamente legata agli stereotipi che siamo abituati a vedere in film del genere. Del resto, per un pubblico abituato a due milioni di “fuck” a pellicola ed agli immancabili John, Ann ed il vecchio Bill (il mandriano del Mississipi) avere di fronte una produzione puramente italiana con Cristina, Igor ed Allen potrebbe risultare un colpo “mortale”. Questo, probabilmente, è l’aspetto realmente disturbante di Eaters, molto più del sangue e della carne maciullata, il che lo rende soggetto – per una ragione che mi è francamente poco chiara – a critiche piuttosto gratuite provenienti da ogni parte della rete. Perchè? Mistero.

LEGGI ANCHE:  Machete (R. Rodriguez, 2010)

Razionalizzando la questione, mi verrebbe da dire che l’Italia ha soppresso il suo passato cinematograficamente eccelso: parlo di capolavori come Zombi 2 o Incubo sulla città contaminata (anche se, come ricordo sempre dalle parole del regista, NON è proprio uno zombi-movie). Roba che il mondo ci invidia, e anche senza dover scomodare Tarantino a ricordarcelo. Senza voler tirare in ballo, per brevità, tutti i vari pulp-thriller contaminati con l’orrore di ogni genere e grado, mi rendo conto che questo discorso “passatista” diventerebbe populistico, quindi lo metto da parte. E penso, con un briciolo di cattiveria di troppo, che se “Eaters” l’avesse fatto Dan O’Bannon, John Carpenter della prima ora o George Romero staremmo tutti lì a tesserne le lodi, e – badate bene – forse senza nemmeno averlo visto. Invece siccome l’hanno realizzato Luca Boni e Marco Ristori, due sconosciuti di talento noti probabilmente solo ai lettori di Nocturno (…e neanche a tutti), allora bisogna criticare senza misura, perchè “i veri film li facevano una volta“, “l’horror è quello degli ottanta“, “adesso dobbiamo accontentarci” e via così, avanti, in un crescendo masochista di “nostalgia canaglia” che mi fa venire in mente che, in questo scenario, l’orrore italiano è per definizione morto e sepolto più o meno da trent’anni. Non mancano, per dirla tutta, precisi riferimenti al post-apocalittico in generale, in primis a Fuga da New York e Fuga da Los Angeles, sostituendo abilmente i violenti gladiatori con fanatici neo-nazisti.
Siamo d’accordo, comunque, sul fatto che esistano dei piccoli difetti in Eaters: sebbene il tutto si riesca a mantenere sopra le righe, ad esempio non sempre è chiaro se il film sia maledettamente serio o sottilmente ironico. I registi credo sapessero bene che il comico involontario è sempre in agguato, e sono riusciti – a mio avviso – a restarne alla larga; ma credo comunque che molti spettatori saranno leggermente disorientati fin dalle prime scene. Purtroppo non siamo più abituati ad un certo tipo di horror, e le reazioni scomposte che descrivevo all’inizio secondo me ne sono la prova. Ma alla fine poco importa: un action-horror grandissimo, da vedere ad ogni fottuto costo – per emulare il linguaggio di Igor – e anche se conoscete Zombi di Romero a memoria provateci lo stesso. Attenzione, comunque, perchè cinismo, dettagli rivoltanti e sangue sono sempre in agguato, quindi è bene che parte del pubblico meno propenso non veda questo film. I fan degli zombi movie, invece, a cominciare dal ragazzo di Dead Snow con la maglietta di Evil dead, saranno invece i benvenuti.

# # # # # # # # # #

05/02/2012