V/H/S (AA. VV., 2012)

Un gruppo di giovani videoamatori vaga per la città alla ricerca di nudità e scene di violenza reale da riprendere: ingaggiati da un misterioso individuo, dovranno reperire una misteriosa videocassetta in una casa abbandonata. I vari episodi che compongono il film, a questo punto, saranno quelli visti dai protagonisti stessi…

In breve. Il primo della serie che inaugura l’ horror targato Bloody Disgusting; forse per compattezza, tensione degli episodi e regia è il migliore e più riuscito. L’idea di girare tutto il film in POV (tecnica found footage, con gli attori che girano in prima persona) è ispirata a parecchi epigoni (The blair witch project e Cannibal Holocaust, su tutti): la paura “mal di mare” per il pubblico è lecita, ma qui sembra ingiustificata per via degli equilibri (e dai finali quasi mai banali) che la rendono, a suo modo, gradevole agli amanti dell’horror “patinato”. Seguito dai discreti V/H/S 2 e V/H/S 3 Viral.

Non solo una regia collettiva (come già in The ABCs of death) bensì una vera e propria iniziativa che coinvolge – sia in regia che in scrittura della storia e sceneggiatura – vari nomi, noti e meno noti, dell’horror americano: da Adam Wingard (regista di You’re next) a Ti West (suoi sia The sacrament che The house of the devil) passando per Joe Swanberg e David Bruckner ed i discreti Justin Martinez e Tyler Gillett.

In V/H/S coesistono sei episodi distinti tra loro, dei quali il primo fa da “contenitore” agli altri cinque, nel senso che rende le specifiche sotto-narrazioni parte dell’intreccio principale; l’effetto è quello di garantire massima immedesimazione del pubblico nei protagonisti, tanto che un elemento ricorrente (qui come nei due seguiti) sarà proprio la scritta digitale PLAY in sovraimpressione agli episodi: come a dire che quel filmino amatoriale è proprio vero, e racconta (in modo a volte ironico) una storia del terrore diversa. L’intero film è girato in soggettiva, come se fosse ripreso da una videocamera amatoriale, a volte digitale a volte analogica (da cui il titolo del film): uno stile di cinema che qui risalta forse al massimo del suo splendore, quantomeno negli ultimi anni  e senza scomodare paragoni col passato.

Ecco i singoli episodi di V/H/S.

  • Episodio contenitore: i ragazzacci protagonisti vengono spediti a cercare una videocassetta in una casa sperduta, ovviamente a notte fonda e con la promessa di un ricco premio in denaro. Uno di loro trova una stanza zeppa di videoregistratori e TV, ed inizia ad ispezionare i VHS nella speranza di trovare quello giusto. La sorpresa arriverà alla fine, e deciderà la sorte sua e dei suoi amici; un po’ paradossalmente, forse, la parte più debole del film, che avrebbe funzionato tranquillamente come sequenza di corti a tema VHS.
  • Amateur Night fallo folli (D. Bruckner): tre amici organizzano una serata a base di droga, alcool e sesso, avvicinando poi due ragazze all’interno di un locale e portandosele a casa: l’idea sembra quella di girare un porno amatoriale. Una delle due, quella dall’aria più inquietante (ripeterà allo sfinimento ed in modo impersonale “Mi piaci” ad uno dei giovani), mostrerà una certa anomalia anatomica, che sfocerà poi in un’imprevedibile conclusione. Nonostante una trama apparentemente già sentita, è l’episodio meglio ritmato (anche se non il migliore, a mio avviso) di tutto il film. La sequenza con il demone alato in soggettiva è realmente da brivido.
  • Second Honeymoon – Una coppia in viaggio di nozze consulta un “veggente” meccanico, una macchinetta a gettoni che predice alla donna l’incontro con una persona che non vedeva da tempo. La coppia riprende entusiasticamente qualsiasi cosa gli stia attorno, inclusi i momenti intimi; ad un certo momento compare un “terzo incomodo”, incappucciato e spaventoso, che inizialmente si limita ad introdursi nella loro stanza e a riprenderli mentre dormono. Finale degno dei migliori gialli italiani anni ’70, quasi impossibile da indovinare; tuttavia l’episodio di The ABCs of death 2 S is for Split sembra ispirarsi abbastanza a questa storia, per inciso – per quanto, forse, sia solo un fatto accidentale.
  • Tuesday the 17th – Un gruppo di amici allegri e spensierati si reca ad un campeggio nei pressi di un lago (il riferimento a Venerdì 13 è evidente a partire dal titolo); mentre riprendono la propria vacanza un’interferenza sembra mostrare dei cadaveri in zona. Il responsabile sembra essere un mostro invisibile alla Predator, che solo la telecamera è in grado di riprendere…
  • The Sick Thing that Happened to Emily when She was Younger – Questo episodio dal titolo interminabile contiene un implicito riferimento (ancora una volta) allo slasher / horror anni 80, nella sua atmosfera di fondo e nella sua conclusione: le VHS stavolta sono sostituite dalle webcam con cui due fidanzati si scambiano chiacchiere ed effusioni, in attesa di rivedersi a breve. Improvvisamente la ragazza avverte un rumore nella propria stanza, e riusciamo a seguire l’evolversi frenetico della cosa fino ad un sanguinolento ed incredibile finale.
  • 10/31/98. Notte di Halloween del 1998 (che da’ il titolo all’episodio): quattro amici escono di casa per godersi una festa. Arrivano in una casa che non è, probabilmente, quella che avrebbero dovuto raggiungere, e nella quale sembra in atto un vero esorcismo. Un poltergeist, a questo punto, inizierà a perseguitarli…