Il cinema della manipolazione, tra complotti e falsi ricordi


Attorno al 1603 William Shakespeare scrive l’Otello, opera passata alla storia per il tema della manipolazione che lo avviluppa. All’interno dell’intreccio troviamo infatti la figura del perfido Iago, che trama a danno del generale Otello, convincendolo subdolamente che la moglie Desdemona lo tradisca con il tenente Cassio. La storia non è vera ma viene creduta ugualmente dal personaggio, che si spinge a commettere un delitto. Celebre fu la trasposizione cinematografica di Orson Welles dell’opera, e ancora oggi il pubblico è coinvolto, si sente frustrato e impotente nel vedere personaggi che ne sanno meno di lui, in un climax di tensione dal finale inesorabile.

Già all’epoca, il grande drammaturgo inglese inquadrava lucidamente uno spaventoso meccanismo di manipolazione, atto ad alimentare gelosia, insicurezza e rabbia del sovrano, fino a istigare a compiere un delitto. La manipolazione nel frattempo è stata studiata approfonditamente da un punto di vista scientifico, oscillando tra aspetti dimostrabili e altri, più semplicemente, legati all’immaginario pop.

(immagine di copertina tratta da capitaldaily.ca)

Il boom di Michelle remembers

Un discreto numero di film di fantascienza classica, come sappiamo, proponeva il clichè del protagonista che scopre qualcosa di straordinario (alieni ostili, ad esempio) senza pero’ essere creduto da nessuno. In queste dinamiche narrative sarà l’umanità a pagare le conseguenze di quello scetticismo: i marziani invadono la terra proprio perchè nessuno lo riteneva possibile.

Quello che succede nelle storie vere di manipolazione è, in qualche modo, l’opposto di questo canovaccio: non una, bensì una serie di affermazioni straordinarie, che vengono credute incondizionatamente da media e autorità. Molte storie legate al cosiddetto satanic panic – la psicosi di massa che convinse molti dell’esistenza di sette segrete colpevoli di abusi e omicidi – seguono un modello di questo tipo, somigliando in molti casi a film dell’orrore che si rivelano, come vedremo, veri soltanto in parte.

In questo caso si parla di una donna, di abusi sessuali da lei subiti e di incredibili rivelazioni che aveva raccontato al proprio psichiatra: una serie di rituali di natura satanica, condotti da insospettabili conoscenti e vicini di casa, e a cui aveva assistito fin da bambina. Il libro in questione è Michelle remembers – come anche andrebbe almeno citato un analogo volume di memorie fittizie, pubblicato a nome Lauren Stratford, dal titolo Satan’s Underground. Vale la pena di ricordare, poi, che le parole del libro furono credute e lette letteralmente per molti anni, tanto da essere utilizzate durante processi penali e diventare poi parte integrante di una specifica fantasia di complotto. Scritto nel 1980 da Lawrence Pazder – uno psichiatra canadese scomparso nel 2004, successivamente screditato dalla comunità scientifica – Michelle remembers è una corposa biografia della paziente (nonchè futura moglie) dell’autore, Michelle Smith, che racconta nel dettaglio alcuni abusi rituali satanici a cui aveva fatto parte da piccola. Per anni il libro fu estremamente popolare, stampato e diffuso in tutto il mondo (ancora oggi venduto a prezzi esorbitanti), il tutto nonostante sia stata dimostrata la falsificabilità degli eventi, senza considerare il presupposto paradossale da cui partiva: un professionista ha una relazione con una paziente e le pratica l’ipnosi per scoprire presunti omicidi, casi di satanismo e abusi sessuali. Fatti per cui, in seguito, nessuno riuscì a provare nè trovare prove concrete credibili, screditando così l’intero operato di Pazder. Nonostante tutto, come spesso accade in questi casi, alcune persone alimentano il complottismo e continuano a dare credito alla storia del libro, diventato una specie di “urban legend applicata” e parte integrante di processi e condanne in tutto il mondo (inclusa l’Italia).

Satanic panic

Il tutto fino ad un debunking più o meno completo dell’opera che avvenne solo tardivamente: nel 2002,, l’articolo di Charles Ennis, ex investigatore di casi di abusi su minori, osservò che la donna non citava affatto le sue due sorelle, che certamente avrebbero dovuto sapere dei fatti raccontati. Poi notò l’eccesso nell’uso di pseudonimi anche nel caso di persone morte da molti anni e, in definitiva, ne stroncò il contenuto come poorly written fiction. Per inciso, il fatto che l’autore usasse a sua volta uno pseudonimo per firmare l’articolo  – Kerr Cuhulain  – forse non depose eccessivamente a vantaggio della sua credibilità.

Dall’uscita del libro in poi, di fatto, era stato un dilagare di complottismo: l’esistenza di sette sataniche atte a molestare bambini (e spesso addirittura ucciderli) è alla base di dietrologie sostenute fino ad oggi da QAnon, ad esempio. Curioso e importante osservare, poi, che al di là delle verità processuali (che spesso evidenziarono condanne ingiuste e fatti orribili mai avvenuti) la storia di Michelle è una di quelle a cui “piace” credere, a prescindere dalla realtà, anche perchè un “orrore satanico” può fornire un background poderoso per rimarcare la propria fede religiosa.

McMartin – Caso di isteria collettiva avvenuto in California, in cui membri della famiglia McMartin e alcuni insegnanti di scuola materna furono accusati di abusi sessuali su minori. Ci vollero 6 anni per ottenere la loro assoluzione piena, appurando che furono gli adulti (e alcune psicologhe, in particolare) ad abusare mentalmente dei bambini, ingenerando falsi ricordi nelle loro menti.

La storia di Michelle

Ripercorrendo la storia dall’inizio, Michelle è una donna americana affetta da una forma di depressione: nel 1973 si rivolge a Pazder per chiedere aiuto. Durante le sedute inizia a riferire di avere qualcosa di importante da raccontare, senza riuscire a ricordare cosa fosse. In seguito si racconta di una seduta in cui la donna urlò ininterrottamente per 25 minuti, iniziando poi – in uno scenario degno de L’esorcista o di The omen – a parlare con una voce da bambina, come se quella bambina avesse qualcosa da raccontare.

Secondo il suo analista (e futuro marito), i successivi 14 mesi di sedute furono incentrati su 600 ore di ipnosi, che avrebbero dovuto aiutare la donna a recuperare i ricordi di presunti abusi rituali satanici, verificatisi – a suo dire – quando aveva solo cinque anni per mano di sua madre (anche qui presunto membro di un “culto satanico” nella sua città). Le sostanziali accuse del libro furono considerate vere per gran parte degli anni 80, e – del resto – non meraviglia il revival delle teoria ancora oggi, ai tempi delle fake news fin troppo agevoli da far credere al prossimo. Pazder venne considerato un esperto in materia di abusi rituali satanici fin dall’uscita del suo libro, e venne chiamato come esperto in materia in vari casi di satanic panic del periodo (tra cui, per inciso, il caso McMartin). Non solo lo psichiatra divenne un volto noto in TV, ma alcuni giudici USA sembra che abbiano usato il suo libro come “guida” nei casi che riguardavano presunti satanisti. Il tutto mentre intere generazioni di assistenti sociali e psicologi lessero questo libro, e lo usarono come vero e proprio manuale di riferimento.

Nello specifico, l’autore racconta di aver fatto uso proprio di una specifica tecnica manipolativa quale il disvelamento progressivo o RMT (Recoved Memory Therapy), sostenuta (contrariamente all’evidenza) per molti anni nel settore, non raccomandata ad oggi in quanto provatamente anti-scientifica, oltre che basata sull’uso di pratiche controverse come l’immaginazione guidata, l’ipnosi e la somministrazione di sedativi.

Sebbene il libro presenti le sue affermazioni come un fatto, e tale presunta veridicità sia stata alla base della campagna di marketing dell’epoca, non è mai stata fornita alcuna prova credibile a riguardo. Tutte le successive indagini sul libro non sono riuscite a confermare nessuna delle sue affermazioni, con l’analisi di vari debunker che ne hanno descritto il contenuto come basato, in buona sostanza, su elementi di cultura popolare in voga all’epoca. Un saggio pseudo-scientifico da annoverarsi nelle urban legend, pertanto, che valse comunque all’autore articoli su People e National Equirer oltre ad un incasso di almeno 342 mila dollari, senza contare i diritti da royalties e la possibilità, all’epoca ventilata, di trarre un film dalla storia. Varrebbe la pena di ricordare il tragico bias di conferma alla base della credibilità di queste storie, tra cui quello di escludere che un bambino o una donna possano raccontare fatti mai avvenuti e farsi credere, anche di fronte a un giudice o a un assistente sociale.

altri casi di Satanic panic

Ulteriori esempi di casi legati al panico satanico furono quelli di Laurel Rose Willson o della famiglia McMartin, ma ci sono anche i casi italiani del panico satanico della bassa modenese: tutti caratterizzati da accuse di rituali satanici e molestie sessuali, dall’esito processuale complesso e a volte contraddittorio, difficili da appurare con certezza – e con la presenza della possibile manipolazione, da parte di assistenti sociali o psicologi anche involontariamente biased. Come singolare “complotto nel complotto”, poi, alcuni collegarono fatti del genere a controversi progetti di manipolazione collettiva, promossi dal governo USA e di cui MKULTRA (legato alla somministrazione di droghe per manipolare la volontà umana) è uno dei più noti.

Il caso della Bassa modenese fa riferimento ad una presunta setta che, negli anni ’90, avrebbe organizzato riti satanici, omicidi e molestie di bambini. I processi partirono dalla denuncia di uno di loro, il che causò un effetto domino e l’allontanamento di 16 di loro dalle rispettive famiglie. Secondo quanto accertato in seguito, non ci fu alcun riti satanico o omicidio, e rimase il forte sospetto che fossero state utilizzate tecniche manipolative nei colloqui con gli stessi, fino a far loro credere falsi ricordi. Nel 2000 tutti i 15 imputati vennero condannati in primo grado, 8 furono assolti per insussistenza del fatto, 7 ricevettero una pena ridimensionato per via di accertati abusi domestici non rituali. Nel 2002 si parlò di “falso ricordo collettivo”, vennero annullate altre due sentenze nel frattempo e, nel 2013, avvenne l’assoluzione completa degli imputati. Le psicologhe che diedero il via al caso furono definite “oggettivamente inesperte” e il loro approccio che “del tutto impropriamente veicola nella mente dei bambini dati e informazioni che ne possono contaminare ogni successivo racconto”.

Il tema della manipolazione Nel cinema

Il tema della manipolazione delle menti è diffusissimo nel cinema, ma rientra erroneamente – in alcuni casi – nel mito del lavaggio del cervello: quello sì, quasi universalmente riconosciuto come narrativa pseudo-scientifica. In realtà la manipolazione scatta subdolamente, secondo vari studi di psicologia sociale, anche in base al contesto, sfruttando il meccanismo della ripetizione o magari perchè tendiamo a conformarci alla massa, specie in situazioni di pericolo o incertezza. Per non parlare della politica, su cui vari personaggi di ogni tempo hanno fatto scuola.

Se film come The hater hanno mostrato come sia possibile distruggere una reputazione online sfruttando bot o “mercenari digitali” pagati due soldi per diffamare, Climax di Noè ha riesumato l’idea della manipolazione facilitata dall’uso di droghe, in un contesto in cui una situazione orgiastica diventa delittuosa. Guardando ai classici, è impossibile non citare Sbatti il mostro in prima pagina, dove la manipolazione dell’opinione pubblica avveniva grazie ai titoli faziosi sui giornali, e naturalmente Videodrome in cui – con grande sensibilità e tempistica perfetta – David Cronenberg si interrogava sul grado di condizionamento dei media e sulla falsificabilità dell’immagine video.

Secondo le più autorevoli teorie moderne, la manipolazione psicologica è un’arma potente quanto subdola, spesso difficile da individuare. In molti casi è stata (e viene tuttora) operata da guru o personalità / ego smisurati a danno di varie vittime, non necessariamente (queste ultime) ingenue o inconsapevoli. In vari casi, la manipolazione ha portato a casi di panico satanico (satanic panic), descritto lucidamente da film horror come The house of the devil. L’horror ha sempre trattato con sarcasmo l’uso della manipolazione da parte delle autorità religiose, ad esempio, come avviene ad esempio in Morte a 33 giri. Impossibile dimenticare a riguardo il reverendo interpretato da Ozzy Osbourne, e la sua filippica moralista contro il presunto effetto manipolativo del rock sulle menti dei giovani. Come a dire che, in fondo, quei mondi sono abilissimi a ribaltare gli assunti, usando contro la razionalità le medesime armi o, al limite, la stessa dialettica.